E’ ancora allerta alluvione nella bassa modenese, che dopo i terremoti del maggio 2012 da dodici giorni ormai é costretta a fare i conti anche con la devastazione che l’esondazione del fiume Secchia il 19 gennaio scorso si è lasciata alle spalle. A seguito dei danni provocati dalle piogge già due settimane fa, il consiglio dei Ministri ha ufficializzato lo stato d’emergenzaA causa del maltempo e dell’innalzamento delle temperature che in montagna hanno sciolto la neve, infatti, i fiumi Secchia e Panaro sono di nuovo in piena. La situazione, assicurano le autorità, “é sotto controllo”, tuttavia l’acqua ha causato alcune frane sull’argine sinistro del Secchia, all’altezza di Bomporto, dove il fiume ha iniziato a erodere la barriera, e infiltrazioni in località San Matteo, che hanno provocato l’allagamento della campagna circostante.

 video di Giulia Zaccariello 

“Un incubo – per gli abitanti della bassa – che sembra non avere fine”. Venti uomini sono al lavoro a San Matteo, a pochi chilometri da Modena, dove anche il presidente della Regione Emilia Romagna Vasco Errani si é recato in sopralluogo, per contenere le piccole falle che si sono aperte sull’argine del fiume, dalle quali fuoriesce l’acqua. Ma nonostante l’allagamento abbia già lambito l’asfalto della strada Canaletto, l’Aipo assicura che non c’è pericolo per la popolazione, e che non é prevista l’evacuazione dei residenti nelle aree circostanti. “La situazione é sotto controllo – spiega al fattoquotidiano.it l’agenzia interregionale per il fiume Po – c’è un’infiltrazione ma è controllata dalle palancole quindi non ci sono problemi, si tratta solo una fuoriuscita d’acqua. Purtroppo é fisiologica quindi bisogna aspettare che il livello del fiume si abbassi, e a quel punto anche l’acqua smetterà di fuoriuscire”. Tanto che, assicurano alcuni operai al lavoro con le ruspe per chiudere le falle, “già in serata il problema dovrebbe rientrare”.

A Bastiglia e Bomporto le scuole sono state chiuse prima della fine delle lezioni, e resteranno chiuse anche domani “ma solo in via precauzionale – spiega il sindaco di Bomporto Alberto Borghi – non siamo in emergenza è importante mantenere la massima calma perché la situazione è sotto controllo”. Rassicurazioni che però non sono bastate a tranquillizzare chi con l’acqua aveva già dovuto fare i conti appena dodici giorni fa. Chi abita lungo la Canaletto, a pochi passi dalla falla, ha in molti casi scelto di abbandonare la propria casa per non non rischiare di rimanere isolato qualora l’acqua, che ha già invaso i campi circostanti, compreso il piazzale della Baraldi Spa, salisse di livello. “Avevamo appena finito di rimuovere il fango” racconta Giorgio Monduzzi, titolare dell’azienda agricola Il Pavone, che oggi é completamente invasa da sabbia e detriti trasportati dalla furia del Secchia, “stavolta la situazione é sotto controllo ma siamo demoralizzati perché qui l’alluvione di 12 giorni fa ha provocato un vero disastro”.

Il 19 gennaio scorso, a Monduzzi, l’acqua gli ha sfondato il portone d’ingresso, ha spazzato via tutte le coltivazioni di erba medica per la produzione di Parmigiano Reggiano, ha intaccato i muri degli edifici e devastato il viale di accesso all’azienda, che oggi é un cancello sospeso su una fossa fangosa. “Non so dire a quanto ammonteranno i danni, é difficile stimarlo – spiega – ma saranno sicuramente ingentissimi”. Nei campi che fino a pochi giorni fa erano coltivati oggi é parcheggiata la Fiat Panda bianca appartenente ai vicini di casa, lasciata lì dall’acqua che poi si é ritirata, e molte suppellettili provenienti dalle stanze dell’immobile che ospita la sede della ditta sono sparpagliati ai lati della strada, trasportati e poi abbandonati dal fiume. “Contiamo sul fatto di essere risarciti, il governo ha dichiarato lo stato di emergenza e il presidente Errani ha assicurato rimborsi al 100%. Tuttavia staremo a vedere, con il terremoto non ci é andata molto bene”. Il Pavone, infatti, aveva già dovuto superare un’emergenza: quella proocata dai fenomeni sismici del maggio 2012. “Siamo stati sfortunati – spiega Monduzzi – perché San Matteo é a due chilometri dall’area del cratere, quindi siamo rimasti esclusi dai rimborsi per la ricostruzione post terremoto, sebbene avessimo subito danni molto gravi. Vedremo come andrà con l’alluvione, quello che é certo é che sarà durissima ora riprenderci e ricominciare a lavorare”.