L’ assemblea nazionale Costituente tunisina ha varato definitivamente il testo della nuova Costituzione con una maggioranza di 200 voti a favore, 12 contrari e 4 astenuti. La data è quella di domenica 26 gennaio – pochi giorni dopo il terzo anniversario della rivoluzione dl 14 gennaio che cacciò il dittatore Ben Ali. Nel mese di gennaio c’erano state le contrastate votazioni articolo per articolo: quasi sempre la controversia opponeva settori islamisti e laici. La votazione è stata celebrata con scene inedite nella conflittuale assemblea nazionale. I deputati hanno celebrato l’avvenimento cantando l’inno nazionale, sventolando bandiere tunisine con le “dita a V” in segno di vittoria. Hanno gridato “fedeli fedeli al sangue dei martiri della rivoluzione ” e “sacrifichiamo la nostra anima e il nostro sangue per te Tunisia”.

I fotografi hanno immortalato l’abbraccio tra un “falco” della destra islamista e un deputato filocomunista del Fronte Popolare. Il testo è di compromesso, ma tutti gli osservatori lo giudicano di buona qualità. Ne esce un regime semi-presidenziale, una affermazione puntuale dei diritti civili (si parla anche della tortura) una difesa della religione ma anche della separazione tra Stato, Chiese e libertà di coscienza, l’indipendenza della magistratura. E un impegno inedito nel mondo arabo alla parità effettiva tra uomo e donna. Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon ha salutato l’adozione di questa Costituzione come una tappa storica e ha presentato la Tunisia come un “possibile modello per gli altri popoli che aspirano a riforme”.

In contemporanea con il voto della Costituzione il nuovo presidente del consiglio incaricato Mehdi Jooma è riuscito finalmente a presentare la lista dei ministri del suo governo di tecnici e di indipendenti. Governo di transizione fino alle elezioni, che prende il posto di quello a guida Ennahda, gli islamisti che avevano vinto le elezioni dell’ottobre 2011. L’accordo che lentamente, tra continui stop and go, ha portato a questo cambio pacifico (l’opposto del colpo di stato egiziano) è stato un po’ imposto e un po’ costruito pazientemente dalla Ugtt, il potente sindacato tunisino. L’ ultimo ostacolo era stato la conferma del ministro degli Interni uscente Ben jeddou, che le opposizioni non volevano. Jooma invece lo ha tenuto, affiancato però da un nuovo “segretario di stato alla sicurezza nazionale”. L’impegno alla parità però, nel governo degli indipendenti, non è stato rispettato con solo 2 ministre su 21. In compenso, per la prima volta c’è un ambientalista, Mounir Majdoub. La fiducia al governo è prevista entro tre giorni, e non sarà così larga come il voto per la Costituzione.