Ma il M5S non viaggiava su una lussuosa Hispano-Suiza, la marca automobilistica che negli anni Trenta produceva berline e cabriolet di alta gamma?

L’altro giorno ho ricevuto quattrocento-commenti-quattrocento, in larga misura tra lo sprezzante e l’insultante, solo perché avevo criticato la performance del senatore grillino Nicola Morra ad Agorà; considerando confuso il passaggio in cui assicurava che il Movimento ha presentato il suo progetto di riforma elettorale basato su un ibrido “Ispanico-Svizzero”.

La canea dei supporter si era precipitata a giurare sulla bontà di tale elaborato, certificandone l’esistenza. Ora apprendiamo che il Lider Maximo Grillo ha indetto una consultazione in rete per definire i tratti di una ipotesi di normativa. E lo fa partendo proprio dai preliminari più basici: maggioritario o proporzionale? Pare che la proposta – a detta di Casaleggio – vedrà la luce a fine febbraio.

E il progetto completo pronto da mesi, che fine ha fatto? Se i miei aggressori verbali avessero un minimo spirito autocritico dovrei aspettarmi delle sacrosante scuse. Ma non mi faccio illusioni al riguardo, conoscendo la patologia chiamata fanatismo.

Semmai mi interessa affrontare un altro tema che emerge dalla vicenda: quello della democrazia diretta, la grande sfida politica di questo inizio millennio.

Nonostante le chiacchiere propagandistiche, quanto si sta facendo nelle consultazioni grillesche assomiglia più ad una “sondaggiocrazia” che a una reivenzione della democrazia. Sicché Gustavo Zagrebelsky (uno che il M5S indicava come proprio candidato) ha recentemente scritto che “la democrazia diretta come regola è solo la via per il plebiscito”. Io non la penso come lui. Ma considero esiziali le semplificazioni all’insegna del mirabolante, tipiche di una consulenza milanese soft, di cui GianRoberto Casaleggio è (modesto) rappresentante. Una teologia raffazzonata e dilettantesca del WEB.

Nel frattempo alcune tra le migliori intelligenze mondiali sono al lavoro per contribuire a definire in concreto il problema.

Se qualche adepto del credo pentastellato volesse leggere materiali un po’ più meditati di qualche blog sciamantico, gli suggerirei “Reti di indignazione e speranza” di Manuel Castells, in cui si affronta il tema del superamento della delega attraverso l’intelligenza collettiva, o il recentissimo “Città ribelli” di David Harvey, che approfondisce il tema dell’auto-organizzazione della protesta. Geert Lovink direttore dell’Istituto Networks Cultures di Amsterdam esamina nel suo “Ossessioni collettive” l’analisi critica delle strutture di potere incorporate nelle tecnologie ICT.

Mi segnalano che l’editore il Saggiatore ha in prossima uscita il testo sul tema del post-rappresentanza scritto dal portavoce di Occupy Wall Street e di Zuccotti Park, l’antropologo e attivista anarchico David Graeber.

Sempre ci sia la voglia di ragionare e approfondire, non un’ansia di appartenere a un movimento capace di rassicurare la propria incerta identità.

Intanto restano in campo persone per bene come lo stesso senatore Morra, che svolgono con decenza e determinazione il ruolo di oppositori di questa classe politica; giunta al punto terminale della perfetta identità di vedute tra il pregiudicato di Arcore e il suo giovane clone (quel Matteo Renzi che l’esperto Carlo Freccero assicura essere un forzitaliota sotto mentite spoglie).

Quante cose importanti ci sarebbero da fare e si potrebbero fare se non bloccassero le energie degli uomini e delle donne di buona volontà, che abbiamo mandato in Parlamento con il nostro voto, le alchimie maldestre del tandem Grillo-Casaleggio; e la sottomissione a stuoino dei loro tifosi, suscettibili al benché minimo accenno di critica fino a farsi andare il sangue alla testa.