Quindici anni senza Fabrizio De Andrè. Quindici anni senza il poeta che andava in direzione ostinata e contraria, che cantava le gesta di prostitute e discriminati, che si chiedeva qual è il crimine giusto per non passare da criminali, perché la colpa sempre è un’imposizione e non ci sono mai poteri buoni. Da Georges Brassens aveva ereditato l’idea che le canzoni avessero una funzione politica e che sbeffeggiare le autorità costituite e l’ipocrisia sociale fosse un dovere. Dalla sua Genova aveva ereditato lo spirito aperto del mare e delle genti del porto, ma anche la complessità dei caruggi, pensiero fine e gambe forti. Via del Campo come fosse il mondo. Tanto che Don Gallo nelle sue omelie spesso citava “il Vangelo secondo De Andrè”. E Fernanda Pivano lo definì “uno dei più grandi poeti del secondo ‘900”.

A distanza di quindici anni le sue canzoni acquistano sempre più consistenza, quasi fossero scolpite nel marmo degli eterni problemi delle persone e del loro essere sociale. Sopraffazione dell’uomo sull’uomo, guerra tra pari che non si ricambiano cortesie, prostitute che danno felicità e vigliacchi che non sanno più dare cattivo esempio, relativismo delle circostanze e immutabilità dei valori. Giudici e bombaroli, boia e drogati, Cristo e Cutolo, diamanti e letame, la guerra e i mille papaveri rossi. Tanti emarginati che nelle sue canzoni hanno trovato quella essenza che una società ingannatrice voleva non tanto cancellare, ma semplicemente nascondere. La dignità degli uomini prima di tutto. Poi si vedrà.

In tutta Italia sono tantissimi gli spettacoli e i concerti che stasera ricorderanno l’opera di Faber. Non solo tributi: al “Damare” di Genova, con il cantautore Aldo Ascolese accompagnato da Gianluca Origone; a Roma (Garbatella, Spazio Anarchico 19), con il concerto di Carlo Ghirardato; al Csa Intifada di Ponte a Elsa (Firenze), con la Faberband in duo acustico; e a Milano, sia all’interno dell’incantevole cascina Bellaria, con “Per Faber, tributo a Fabrizio De Andrè” (di Passante e Ventimiglia) che sul sagrato di piazza Duomo con la cantata “anarchica” del concerto autogestito. Ma anche spettacoli: al Tangram Teatro di Torino, “Bocca di rosa ed altre storie”, testi e testimonianze di Michele Serra, Don Ciotti, Fernanda Pivano, Carla Corso, Vincenzo La Manna, Alessandro Gennari; e all’Auditorium “San Giovanni Bosco” di Santeramo in Colle (Bari), con l’evento “Storie di nostalgie immobili” (poesie, musica e danze). Ma soprattutto concerti: la Bandandrè, dopo aver già riproposto “La buona novella” e “Non al denaro, non all’amore, né al cielo”, mette in scena “Storia di un impiegato: riflessioni sul potere, l’autorità, l’obbedienza e la libertà” (presso il Mama’s di Ravenna).

A Osnago (Lecco), invece, nello Spazio opera Fabrizio De Andrè, ci sarà il concerto “Verranno a chiederti il nostro amore”, con Massimo Guerini, Davide Cornini, Luca Garlaschelli e Francesco D’Auria. Al Teatro Fabrizio De Andrè di Casalgrande (Reggio Emilia) si terrà “Amore che vieni amore che vai” e al SMS di Bagno a Ripoli (Firenze) “15 anni senza di lui, una vita con la sua arte”, serata di suoni, parole, emozioni (con Nazareno Caputo, Giacomo Petrucci, Alessandro Spadafina). Mentre l’Auditorium M. Costa di Sezze (Latina) presenterà “L’amore come solo argomento”, serata concerto con il gruppo musicale ‘Il Testamento di Tito’. Si prosegue anche nei prossimi giorni. Domenica 12 gennaio, presso il Piccolo teatro della Martesana a Cassina de’ Pecchi (Milano), si svolgerà la manifestazione “Dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior”. Sempre domenica, presso il Teatro Esedra di Bari, il tributo della band “i Maltesi”. Ma non solo serate autoprodotte. Anche la cultura nazional-popolare si avvicina finalmente a Faber con il festival di Sanremo targato Fabio Fazio. Il quale gli dedicherà uno spazio nella serata di venerdì 21 febbraio. Staremo a vedere in che modo.

Tanti appuntamenti, dunque. Perché De Andrè è facile da ascoltare, la sua poesia arriva subito. Il suo messaggio non sempre. Così c’è anche chi decide di vederci più chiaro, oppure di tirarlo per quella giacchetta che Faber non ha mai indossato. È Casapound di Viterbo, la quale organizza una mostra fotografica su “uno dei più grandi cantautori italiani”, “evento preceduto da una breve conversazione”. Forse chiarificatrice. Per i fascisti del Terzo millennio, infatti, sarà l’occasione per parlare di un uomo che ha sempre combattuto la violenza e la guerra, nonché la discriminazione sessuale. Ma lo schema appare chiaro. Dopo essersi appropriati di Rino Gaetano e Francesco Guccini (alcuni versi della Locomotiva sono apparsi in un manifesto inneggiante la Repubblica di Salò), ecco un altro tentativo di mutare il significato alle cose, magari arruolando i libertari del passato. Dopo il revisionismo storico, siamo a quello cantautoriale. Per quanto vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti.