Sono cinque i candidati che si sfideranno per la guida della Lega Nord. Umberto Bossi, Matteo Salvini, Giacomo Stucchi, Manes Bernardini e Roberto Stefanazzi. Questi i nomi che raccoglieranno le firme per la corsa alla segreteria federale del Carroccio. I candidati sono stati ammessi dal comitato esecutivo riferisce Roberto Calderoli.

Parla di “responsabilità enorme’ ‘Salvini, vicesegretario del Carroccio, su Facebook. “La splendida comunità della Lega mi ha dato tanto, tutto. E se posso essere utile, da militante fra militanti, rispondo come ho sempre fatto in questi 23 anni: ci sono”. Salvini avrà come competitore fra gli altri anche il Senatur: “Non vince un uomo solo, vincono il progetto e la squadra”. Pronto già quello che sembra essere uno slogan: “In battaglia per essere indipendenti da Roma e Bruxelles: insieme si può”. 

La speranza per Salvini “è che il Congresso arrivi a essere unitario, sarà un confronto sulle idee”. Le cinque candidature sono segno “della Lega che cresce, è un bel confronto. Se nel Pd sono in quattro noi siamo in cinque. Abbiamo più idee e più programmi e non abbiamo tessere false. Sono assolutamente contento e orgoglioso di dare il mio contributo alla Lega, che mi ha dato tanto”. A chi gli chiede se si sente il Renzi del Carroccio risponde: “No, perché al contrario di Renzi, dico quello che penso e non quello che conviene, senza fare il piacione”. E il primo esempio è la proposta di castrare chimicamente per chi “commette reati sessuali su minorenni. Come la Lega Nord, purtroppo da sola, propone da anni. Un taglio netto. Punto”. 

Il candidato se la prende anche con la ministra dell’Integrazione Cecile Kyenge più “razzista” del Carroccio: “Si preoccupa solo degli altri ed è pagata dai cittadini italiani. Ogni tanto si occupasse anche degli italiani. L’unica legge che ha approvato – dice – è quella che apre i concorsi pubblici della pubblica amministrazione anche per gli stranieri senza cittadinanza. Ma alla fine chi se ne frega della Kyenge, che lavorasse e basta”.

Altri precandidati, come Gianluca Pini, non sono stati ammessi per “difetti di forma” nella presentazione. Mentre vicesegretario della Lega Flavio Tosi, sindaco di Verona, non ha invece presentato la sua candidatura.  Una scelta “per favorire la nomina di una candidatura unitariaCi siamo confrontati oggi in via Bellerio – ha spiegato Tosi all’Ansa – e ho messo a disposizione il mio nome per arrivare a una candidatura condivisa, Bossi a parte. Porre sul piatto anche la mia candidatura non mi sembrava utile al movimento. Del resto quella di Salvini, amico, vice come me e segretario della Lega Lombarda, mi sembra forte e non vedo la necessità di un simile confronto”.  

Ora si entra nel vivo del percorso che porterà all’elezione del successore di Maroni. Perché le candidature siano effettive, ciascuno dovrà raccogliere un minimo di 1.000 e un massimo di 1.500 firme fra il 15 e il 28 novembreL’ex ministro Calderoli, responsabile organizzativo del Carroccio, ha annunciato poi una novità: il 7 dicembre, al termine del voto dei militanti nelle segreterie provinciali, avverrà subito lo spoglio. Dunque, ha concluso, “il congresso del 15 dicembre avrà solo il compito di ratificare il risultato”.