Expo 2015: comunque andrà questo storico evento, a chi interesserà dire se ci sarà stato un formidabile spreco di soldi pubblici? Non è dato sapere esattamente quanti: non è prudente in termini di consenso essere troppo espliciti. Nel sito web dedicato compaiono delle cifre, ma incomplete. Di certo ci sono 1, 7 miliardi di soldi pubblici a fondo perduto, più 1, 3 miliardi che saranno “sicuramente” recuperati con i ricavi dell’esposizione. Mancano però i finanziamenti alle infrastrutture esterne (metropolitane e autostrade), previsti in più di 11 miliardi, ma erogati in modo erratico e discontinuo, con grandi proteste del comune e della regione.Il fatto che non si riesca a sapere con certezza l’ammontare dei nostri soldi spesi per il lieto evento la dice lunga sulla trasparenza dell’operazione. L’evento durerà sei mesi, i visitatori previsti erano all’origine 27 milioni, già calati oggi a 21.

Spendere è sempre utile

Comunque a chi interesserebbe ex-post dichiarare che è stato uno spreco? Non certo alla classe politica che ha promosso l’evento in modo “bipartisan”, come i mondiali di calcio, le Olimpiadi di Torino o i giubilei. Perché perdere consensi per nulla? I padroni dei terreni e i costruttori saranno comunque molto contenti, e collaboreranno volentieri coi politici con convegni e manifestazioni trionfalistiche. I pagatori di tasse non sapranno, come non saprà chi ha avuto dei servizi sociali in meno, magari essenziali, perché le risorse sono state dirottate su Expo. Per dimostrare lo spreco ci vogliono analisi complicate, chi avrà i soldi e la voglia di farlo? Le analisi ex-post sono molto poco popolari in Italia: si guardi la meravigliosa Alta velocità, che ha contribuito non poco alla voragine del debito italiano (ma fa così contenti i viaggiatori che hanno molta fretta, lo scrivente compreso).

Le analisi dunque si fanno solo prima, commissionate dai promotori del progetto da analizzare a studiosi non troppo severi. E si fanno, in modo certo rigoroso, con un metodo noto come “Analisi del Valore Aggiunto”, che per definizione dà sempre risposte positive. Così tutti son contenti. Lo studio conferma sempre che ogni euro pubblico speso genera occupazione e profitti aggiuntivi (cosa verissima), dimenticandosi però di analizzare: a) Quanto le tasse necessarie a quella spesa hanno distrutto, di occupazione e profitti. b) Se un diverso uso di quei soldi desse risultati economicamente migliori.Nel caso del-l’Expo questa analisi di Valore Aggiunto darebbe un beneficio di 34 miliardi! Si noti la logica stringente: se la spesa fosse stata doppia, dato il meccanismo di calcolo, raddoppiavano anche i benefici a 68 miliardi, e così di seguito. Anche il dettaglio che le Grandi Opere per l’Expo non servono all’Expo è, appunto, un dettaglio che nessuno sarà interessato a mettere in luce.

Intanto son state fatte, e rimangono lì da inaugurare. Le metropolitane hanno un meccanismo finanziario, noto come “Tariffa Ombra” (per ogni passeggero il Comune dovrà pagare una somma all’impresa che ha anticipato i soldi), meccanismo che peserà, e molto, sui futuri bilanci comunali. Attenzione: solo su quelli futuri. Forse si potevano fare cose meno costose e più urgenti, ma questo di nuovo non interesserà a nessuno (tecnicamente, si chiamano “sunk costs”, o in versione vulgata, “chi ha avuto ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato ha dato”).

I precedenti rimossi

Per fortuna, però, l’oggetto dell’Expo (l’alimentazione del mondo) mette tutti d’accordo. Il tema è stato deciso dopo l’avvio dell’iniziativa, tanto ai promotori questo aspetto stava a cuore. Si sa bene che l’Italia è un immenso paese agricolo, e la Lombardia e Milano vivono soprattutto di agricoltura (il dettaglio che l’agricoltura italiana esista solo grazie a rilevantissimi sussidi, cioè con i soldi nostri, inquini molto e occupi pochissima gente non è rilevante, e certo non se ne parlerà in quella sede, ci mancherebbe…). Un precedente illuminante è quello dell’Expo di Saragozza, un fiasco in termini di visitatori ed espositori. Il sindaco della città iberica in questione, intervistato su questo esito, dichiarò: “Ma di che fallimento parlate? È stato un grande successo, infatti ci è arrivato un fiume di soldi dallo Stato”.

Anche le Olimpiadi di Atene furono presentate come un grande successo. Soltanto molto dopo emerse che avevano scavato un buco nei bilanci pubblici greci di circa l’ 1 per cento del Pil, con vistosi fenomeni di corruzione annessi. Ma, perbacco, l’Italia non è mica la Spagna né la Grecia! E qui appare la vera, grande novità: le prossime Olimpiadi hanno da essere in Italia, di nuovo con vibranti voci bipartisan a sostegno! C’è solo una piccola divergenza tra i partiti, se i soldi (nostri) relativi s’hanno da spendere a Roma o a Milano. Questo la dice anche lunga sulla preveggenza per il dopo-Expo: quello che doveva accadere a quell’area è stato così poco accuratamente pianificato che tutti in coro ora dicono: ci si posson far su le Olimpiadi! Un sacco di problemi sarebbero risolti (o forse dimenticati, ma in fondo siamo tutti keynesiani, no? Occorre spendere ora, nel lungo periodo siamo tutti morti …). Professore di Economia dei Trasporti al Politecnico di Milano.

 

Il Fatto Quotidiano 9 ottobre 2013