“Due classi dirigenti incompatibili”. La chiosa sulla giornata di ordinaria follia del Pdl porta la firma di Gaetano Quagliariello. Ma, pur riassumendo assai bene quanto accaduto all’interno del centrodestra durante il voto (leggi la cronaca della giornata), le parole del ministro per le Riforme costituzionali del sopravvissuto governo Letta nel giro di poche ore potrebbero non avere più alcun senso, almeno formale. Sì, perché nonostante la netta spaccatura sul voto di fiducia al Senato e l’annunciata nascita dei gruppi autonomi in entrambe le aule del Parlamento, la frattura potrebbe anche ricomporsi. Per tutta la serata, infatti, è stato annunciato un incontro tra Silvio Berlusconi e Angelino Alfano. Il ministro dell’Interno, però, si è presentato alla riunione dei dissidenti e non a palazzo Grazioli, anche se si rincorrono le voci di una sua “estrema proposta” al Cavaliere (che è rimasto per tutta la sera nella sua residenza in compagnia dei fedelissimi Ghedini, Letta, Biancofiore, Brunetta).

L’ULTIMO SFORZO DI ALFANO – L’obiettivo del vicepremier, a quanto pare, sarebbe quello di far saltare definitivamente il banco all’interno di Forza Italia. Come? Con un baratto. Alfano, secondo quanto trapela da fonti Pdl, vorrebbe proporre al Cavaliere di affidargli un ruolo forte nel partito (si parla dell’incarico di coordinatore unico con un comitato direttivo espressione delle varie anime interne) e di ridimensionare i falchi Daniela Santanchè, Denis Verdini e Renato Brunetta. In cambio, il segretario garantirebbe l’unità (evitando la frammentazione in più gruppi), riconoscendo all’ex premier la leadership di centrodestra e il ruolo di decidere i prossimi decisivi passaggi politici. A frattura scongiurata, Berlusconi e Alfano potrebbero continuare a lavorare nella stessa direzione e sostenere il governo Letta, a patto che quest’ultimo mantenga gli impegni assunti sui principali provvedimenti economici targati Pdl, a cominciare da Imu e legge di stabilità.

QUANTI DISSIDENTI? – Condizionale d’obbligo, però, perché con il Pdl in queste ore non si può dar nulla per scontato, tanto che dopo molte ore di “si vedono, non si vedono” dell’appuntamento non è traccia. Anzi. Alfano non si è presentato a palazzo Grazioli ed è andato invece alla riunione dei dissidenti, in compagnia degli altri ministri Pdl (ad eccezione di Nunzia Di Girolamo). In ogni caso, l’operazione degli ‘scissionisti’ è già pronta: basta l’ok di Alfano e si parte. Sui particolari della fronda mancano solo i dettagli. A tal proposito, altro teatrino di giornata è stato quello sul nome degli ipotetici gruppi. L’attivissimo Fabrizio Cicchitto, infatti, ha chiesto e ricevuto il via libera per la nascita delle nuove creature politiche del centrodestra diviso. E alla Camera ha proposto di chiamarlo Pdl per Alfano segretario, raccogliendo tuttavia lo scetticismo generale poiché esiste già il Pdl per Berlusconi presidente. Tra provocazioni e denominazioni a specchio, tutto e il contrario di tutto (compresa un’ipotetica battaglia sui diritti del logo Pdl). Con nomi e numeri ancora in divenire, i dissidenti hanno dunque deciso di vedersi per stabilire una linea comune. E lo hanno fatto in tarda serata al Montecitorio meeting center, di fronte alla sede della Camera. Ma anche in questo caso la notizia è arrivata con modalità e tempi grotteschi. Quando è circolata l’indiscrezione secondo cui l’incontro era fissato presso la sede della fondazione ‘quagliarelliana’, il diretto interessato ha smentito: “Nessun incontro a Magna Carta, non fosse altro che per questioni di spazio”. Uffici troppo piccoli, quindi? Il primo a dare i numeri è stato Cicchitto alla Camera: “Parlo per almeno 20 senatori e 20 deputati” ha detto l’ex socialista, che al contempo ha allontanato ogni ipotesi di ricomposizione anche perché il “Pdl sembra un ospedale psichiatrico”. Più ottimistiche le stime di Formigoni: “Siamo partiti da 25 deputati e 25 senatori, ora siamo più di 70”. A far da contraltare la presa di posizione del ministro dell’Agricoltura Nunzia De Girolamo, che ha detto di non saper nulla della formazione dei gruppi autonomi e di rimanere fedele a Silvio Berlusconi

GRUPPI “FANTASMA” – Sarà così? Un fondo di verità c’è, ed è legato ancora una volta alla nascita dei fantomatici gruppi autonomi, al ruolo avuto da Cicchitto, ai tempi dell’operazione e a come questa è stata comunicata a chi vi ha aderito. A quanto pare, sarebbe stata tutta colpa di una fotocopia. La ricostruzione è degna di un romanzo d’appendice. In mattinata ai piani alti di Montecitorio arriva un foglio fotocopiato con l’annuncio della costituzione di un nuovo gruppo sottoscritto da 24 deputati provenienti dalle file pidielline. E sulla base di questa fotocopia Cicchitto chiede di intervenire dopo Epifani in dichiarazione di voto. In rappresentanza del nuovo organismo. Infatti Cicchitto interviene. Ma la fotocopia, nel frattempo, scompare. Senza che venga sostituita da nessun documento ufficiale. Le versioni sul perché divergono: c’è chi dice che non si è voluto forzare la mano prima che si prendesse analoga decisione anche al Senato e c’è chi dice che forse è meglio aspettare la decadenza del Cavaliere dal mandato di parlamentare prima di fare uno strappo del genere. Chi aveva firmato glissa, dicendo che in realtà non c’era ancora nulla di deciso. Si arriva così all’incontro notturno dei dissidenti, fatto apposta per confrontarsi e ufficializzare la costituzione dei nuovi gruppi. Che era data per certa alle 11 del mattino, ma è stata rimessa in discussione dopo la mossa di Berlusconi in aula al Senato.