Da prostitute a libere professioniste del sesso. Il sindaco di Mogliano Veneto (Treviso) Giovanni Azzolini ha chiaro cosa serve per eliminare lo sfruttamento dalle strade: riaprire le case chiuse e trasformare il mestiere più antico del mondo in un’attività imprenditoriale. A giorni partirà la raccolta firme per un referendum che vorrebbe modificare la legge Merlin del 1958, che chiuse le case di tolleranza e introdusse il reato di sfruttamento della prostituzione. Se l’entusiasmo dei votanti sarà lo stesso delle decine di cittadini di Mogliano che hanno chiamato l’ufficio del sindaco per sostenere la proposta, allora la penisola potrebbe diventare il nono Paese europeo dove vendere il sesso è un lavoro.

L’idea del sindaco di Mogliano è quella di abrogare “la parte della legge Merlin che impedisce l’apertura di case di chiuse e la creazione di un registro” per chi sceglie di esercitare questo tipo di professione. “Io non chiedo di depenalizzare o abrogare il reato” per chi sfrutta il corpo altrui, spiega Azzolini, “quella è la parte buona della legge Merlin, una norma che è nata da principi condivisibili, ma che ha avuto effetti opposti”. Primo fra tutti quello di creare un mercato nero del sesso a cui sono collegate altre attività illegali.

La legge Merlin, approvata alla fine degli anni ’50 tra numerose critiche, non vieta alle persone di prostituirsi. Vieta lo sfruttamento o il favoreggiamento. Chi svolge questa attività ‘in proprio’, quindi, non viene punito. Tuttavia, non c’è nessuna norma per il controllo degli introiti da prestazioni sessuali a pagamento, né una regolamentazione della parte tributaria. “Vogliamo delle leggi e dei luoghi certi”, dove chi sceglie di vivere di questa attività non disturbi o metta a disagio gli altri cittadini: “Ho un condomino che si lamenta perché la vicina esercita questa professione in casa”, racconta Azzolini.

Il problema è molto sentito dagli abitanti di Mogliano. Quando la proposta di referendum è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale, ha detto il sindaco, “mi hanno contattato decine di cittadini, molte donne, soprattutto di una certa età. Sono indignate per la situazione che si è creata nelle strade”. Non si è fatto sentire nessun aspirante imprenditore (o imprenditrice) per ora, “o almeno, a me non l’hanno detto”.

Stando alle telefonate, il motivo del successo è prima di tutto economico. In un periodo in cui le casse degli enti pubblici piangono e la pressione fiscale resta alta, la prospettiva di regolamentare un’attività che ogni anno produce un fatturato di almeno 25 miliardi fa gola anche ai cittadini. Con il gettito fiscale ricavato – chi stima un miliardo di euro a trimestre, chi un miliardo e mezzo all’anno – ipotizza Giovanni Azzolini, “si potrebbe abolire l’Imu”. O evitare l’aumento dell’Iva, come ha proposto la Lega Nord un mese fa.

“La questione fiscale qui è molto sentita”, commenta il primo cittadino, ma gli abitanti sono preoccupati anche per il decoro urbano. “In 11 chilometri di Pontebbana”, la strada statale che collega Treviso a Venezia, “ogni notte ci sono dalle 50 alle 70 prostitute”. Le auto dei clienti accostano a pochi metri dal centro abitato. “Incontro i miei cittadini ogni giorno in centro, al mercato, e mi dicono: ‘Chi ha scelto di fare questo mestiere deve stare da un’altra parte’”. Sono in tanti a pensare che sia una scelta, ammette il sindaco. Perciò, meglio le case chiuse della strada. “È vero che si possono creare situazioni di sfruttamento anche all’interno di questi ambienti. Ma sarebbe più facile far rispettare le regole”.