“L’idea che emerge dalla vicenda profughi e’ che si sia consumato un business sulla loro pelle”. Non utilizza mezze misure il segretario regionale di Rifondazione comunista, Nando Mainardi nel commentare i dati resi noti dalla Regione su quanto e’ stato speso per il mantenimento dei profughi a Piacenza, circa un centinaio, ospitati per due anni al Ferrhotel (struttura nei pressi della stazione ferroviaria).

Dall’aprile 2011 al dicembre 2012 e’ stato erogato dalla Protezione civile, verso la struttura ricettiva piacentina, 1 milione 828mila e 445 euro, mentre rimangono da erogare 366mila e 792 euro, che saranno liquidati quando il Dipartimento nazionale della Protezione civile accrediterà la somma insieme alla rendicontazione del mese di novembre 2012.

Il gestore del Ferrhotel, Carlo Loranzi, contattato dal fattoquotidiano.it ha risposto di non saperne nulla per ora e che, trovandosi all’estero, non ha la possibilità di replicare. Una somma davvero ingente, comunque, soprattutto visto il risultato finale. Del centinaio di profughi arrivati a Piacenza, non solo ne rimangono solo 26, che sono stati sgomberati dalla struttura nella quale erano stati due anni, ma si trovano anche da due settimane nella ex Circoscrizione2 in via temporanea, dopo aver dormito per un paio di notti davanti al Comune per protesta

“Un epilogo molto triste” ha commentato Monica Donini, consigliere regionale della Federazione della sinistra che ha presentato l’interrogazione alla giunta che ha permesso di conoscere la spesa sostenuta. “Abbiamo calcolato che di questa cifra, circa 46 euro a persona al giorno, siano arrivati effettivamente ai rifugiati solo circa 2-3 euro. Per questo la cifra appare elevatissima. – ha spiegato il segretario regionale di Rifondazione – anche perché l’idea che ne emerge è di un business generale, non solo a Piacenza, sulla pelle dei rifugiati”.

Lo stanziamento, secondo quanto ha reso noto la giunta regionale interrogata in merito, era destinato ai profughi scappati a seguito della guerra scoppiata in Libia, per scopi umanitari e sussidiari. “La diaria era di 2-3 euro al giorno, il resto della cifra della Protezione civile, tra i 40 e i 46 euro al giorno andava alla struttura di accoglienza” ha detto Mainardi, per questo “ci troviamo di fronte a una cifra spropositata sulla quale va fatta chiarezza”.

Furono un centinaio i profughi arrivati nel piacentino, a fronte di circa 1.600 in Emilia Romagna e 25mila a livello nazionale. Quasi tutti, vennero ospitati al Ferrhotel dopo il primo periodo di accoglienza in altre strutture ricettive della provincia. Provenivano dalla Tunisia e dalla Libia, scappati da paesi in guerra e quindi richiedenti asilo. Richiesta accolta ma della protezione umanitaria, oggi, non e’ rimasta neanche l’ombra come dei corsi di integrazione, di lingua o per la formazione lavorativa.

“L’erogazione di questi quasi 2 milioni di euro dovevano essere utilizzati per vitto alloggio ma anche interventi di integrazione, servizi sociali, corsi italiano e per l’avvio al lavoro – aggiunge Mainardi – per questo noi, come Rifondazione, abbiamo incontrato i rifugiati alla Circoscrizione2 e abbiamo constatato, per esempio, che solo 3 di loro su 26 parlano la nostra lingua e nessuno di loro ha un lavoro. Così come quelli che se ne sono andati anzitempo, prima dello sgombero”. Per questo il segretario ha denunciato che “i soldi non sono andati a ingrassare i rifugiati, poveri disgraziati senza un tetto e nessuna fonte di reddito e che ancora dopo due anni non sanno l’italiano”. E ha concluso: “Il prossismo passo sarà cercare di capire, attraverso strumenti consentiti dalle normative, come sono stati spesi quei soldi”.

Ma come puo’ essere successo che tale cifra venisse erogata senza controlli? Se lo e’ chiesto la consigliera Donini dove aver avuto risposta dall’assessore Marzocchi. E cosi’ ha gia’ annunciato che vuole vederci ancora piu’ chiaro: “La giunta regionale ha fatto sapere di avere un report dell’Agenzia della Protezione civile, nella quale sono conteggiate le spese e per quale funzione”.

“Certo”, ha sottolineato Donini, “è mancato un sistema di controlli locale. Prima perchè lo stato di emergenza iniziale aveva di fatto esautorato gli enti locali dal poter controllare e poi perchè, dopo che si era riunita la Cabina di regia regionale che aveva trasferito le competenze dalla Protezione civile al ministero dell’Interno e da qui alle Prefetture, si è attesa la fine del periodo di ospitalita’ per cacciarli con un arrivederci e grazie”.