La professoressa Lorenza Carlassare, che ha appena deciso di abbandonare la Commissione per le cosiddette riforme costituzionali, non è una turista della democrazia. La sua biografia corrisponde a quella di una donna che ha trascorso la  vita a studiare le Costituzioni e a contrastare il tentativo di svuotare quella italiana, colpendo a morte proprio quel principio di uguaglianza tra cittadini, senza il quale si torna ai regimi censuari fondati sul potere del denaro e, in questa stagione, sul controllo dei media.

La professoressa Carlassare, per altro, è stata anche la prima donna a conquistare una cattedra di diritto costituzionale. Aveva già fatto sapere che avrebbe abbandonato la commissione in presenza di attacchi e ingiurie contro la Costituzione la funzione giudiziaria. La decisione presa dalla maggioranza di sospendere, sia pure per qualche ora, i lavori delle Camere per consentire alla Pdl di inveire contro la Cassazione, ha segnato, per Lei, il punto di non ritorno.

Per Lorenza Carlassare, e solo per lei, lo scandalo non discende dal cronometro, ma dal contesto nel quale la sospensione è maturata. Che piaccia o no, il contesto era quello di un imputato, già condannato, che, assistito dai suoi avvocati, anch’essi parlamentari, chiedevano un gesto contro il tribunale e minacciavano ritorsioni, aventini, e persino la resistenza, non violenta ovviamente, come ha voluto precisare Bondi, il moderato.

Per una costituzionalista come la Carlassare il contesto ha lo stesso valore del testo. Naturalmente sarà liquidata come estremista o ancora più subdolamente ignorata, trattata alla stregua di una persona molesta. Noi, invece, pensiamo che il suo gesto innescherà un positivo contagio.

Se e quando questo incubo dovesse finire, una donna così sarà il caso di proporla come ministro della Giustizia nel prossimo, inevitabile governo, di “salvezza e di saldezza costituzionale”