La situazione politica non è buona, la situazione economica non è buona, la situazione del mio lavandino non è buona, la situazione del mio amore non è buona. Da me a te, qualcosa che ci unisce c’è. Come la terra che calpestiamo, come la casa che costruiamo, come la notte in cui dormiamo, come la notte che non dormiamo e l’emozione che inventiamo. La primavera che immaginiamo. Da me a te”. È una parte del testo di La situazione non è buona, brano di Francesco Tricarico scritto per Adriano Celentano e ora reincisa. Francesco ha deciso di regalarla in esclusiva a ilfattoquotidiano.it  . “Ero a cena con tre amici”, racconta, “Parlando, uno di loro mi ha detto: perché non riproponi La situazione cantata da te? È un gioiellino e anche se è di sette anni fa, rispecchia alla perfezione il periodo che stiamo vivendo. Ho pensato che fosse un’ottima idea e di proporla al Fatto perché è il quotidiano che leggo, il quotidiano di cui mi fido. Mi fa pensare che esistano ancora persone intelligenti e coraggiose”.

Tricarico è una mosca bianca nel panorama cantautoriale nazional-popolare: schivo, introverso, diretto, con un suo stile personalissimo nelle liriche e nelle tematiche scelte, musicalmente quasi “battistiano”. Il suo ultimo album Invulnerabile, è uscito da poco ed è ricco di un candore oggi introvabile. E sprona a ricercare le soluzioni dentro di noi, l’unico luogo – il germoglio dell’anima – ancora non corrotto. “Le crisi sono sempre un’ottima e necessaria occasione per migliorare qualcosa che non funziona più. Solitamente le soluzioni più vere e sincere sono quelle che trovi dentro di te, perché sono certo che nell’introspezione ci sia l’unica possibilità di cambiare e migliorare una situazione non più tollerabile. Sono fermamente convinto che dopo una crisi, se si riesce a superarla – ma la natura spinge a questo e io confido in essa –, si starà certamente meglio di prima”.

Il nuovo singolo ha un testo commovente: “Rammendare i calzini, riattaccare i bottoni, come faceva mia nonna dopo una guerra mondiale”; sembra indirizzare a un recupero di azioni e stati d’animo oggi perduti… “Mia nonna lavorava in filanda, filava la seta, andava a prendere l’acqua al pozzo, il suo canovaccio le è durato 40 anni; conosceva il valore della materia, il valore e l’importanza di un semplice filo di cotone. Non buttava niente che non potesse essere riparato. Tutto questo si è perso e ne paghiamo le conseguenze”.

In questo clima politico sembra che ci stiano rimettendo soprattutto i ragazzi. Cosa ne pensa Tricarico ? “La mia reazione a questo clima politico è di sgomento. Vedo cose e comportamenti inspiegabili o spiegabili solo attraverso un’estrema disonestà. Siamo arrivati a un punto dove tutto è possibile, ci siamo lentamente abituati al peggio al crimine legalizzato. Mi piacerebbe che gli uomini tornassero a essere uomini. Io credo che le nostre fondamenta siano fatte di onestà e di verità; di compassione, di conoscenza e di bellezza. La corruzione distrugge ogni cosa, sempre di più fino ad annientare una nazione. Mi auguro che ognuno nel suo piccolo dica basta, questo è troppo. E a chi dice “siamo tutti uguali”, dire “no io non sono come te”. Non siamo tutti porci. Basta. Il porco si consola pensando che siano tutti come lui”.