Non solo spiati su telefono e web. Centinaia di migliaia di americani sospettati di attività criminali o sovversive – ma anche innocenti vittime di reati – rischiano di essere “schedati” a vita, col loro Dna conservato nei laboratori di decine di agenzie locali di polizia. E in molti senza neanche saperlo. E’ l’allarme del New York Times. Secondo il Times, mentre fino a poco tempo fa la raccolta del Dna era praticamente competenza esclusiva dell’Fbi, ora un crescente numero di agenzie di polizia in giro per gli Stati Uniti – molte mettendo insieme i propri dati – stanno raccogliendo e inserendo in database campioni di Dna di migliaia di persone, forti di una recente sentenza della Corte Suprema che sostiene questa pratica, anche se solo per le persone arrestate per gravi reati. Una tendenza – scrive il quotidiano – che suscita non poca preoccupazione in un momento in cui in America si discute tanto di privacy violata.

Il Nyt sottolinea come spesso questa pratica di raccolta del Dna non riguardi solo pregiudicati o persone arrestate e accusate di crimini, ma anche molte persone innocenti vittime di reati, il cui Dna viene comunque conservato. Spesso, denuncia ancora il quotidiano, il Dna viene fornito da alcuni imputati nell’ambito di un patteggiamento della pena o in cambio di uno sconto sul fronte dei capi di accusa e della condanna.

Nel frattempo proseguono le udienze del Congresso. Ieri aveva parlato il capo della NsaLa sorveglianza dellecomunicazioni da parte delle agenzie di sicurezza Usa è avvenuta nel pieno rispetto della legge, ha affermato il direttore dell’Fbi Robert Mueller in un’udienza al Congresso.

Intanto la portavoce Pechino del ministero degli esteri cinese Hua Chunying non ha informazioni da fornire sulla vicenda di Snowden, l’ex analista della Cia che ha denunciato i programmi di controllo dei servizi di sicurezza americani e che è a Hong Kong. La portavoce ha aggiunto che Pechino “è vittima di attacchi informatici”, che sostiene “con fermezza” la necessità di rafforzare la sicurezza su Internet e che intende “collaborare con la comunità internazionale e con gli Usa sulla base del mutuo rispetto”.

La questione, però, coinvolge ora anche l’Europa. Il Financial Times, infatti, in un articolo in apertura di prima pagina spiega come l’amministrazione Obama abbia esercitato con successo un’azione di lobby nei confronti della Commissione europea, per ottenere la cancellazione, dalla direttiva Ue sulla protezione dei dati, di una misura che avrebbe limitato le capacità dell’intelligence Usa di spiare i cittadini europei. Il quotidiano finanziario, che cita come fonti tre alti funzionari della Ue e documenti di cui è in possesso, spiega che la misura, conosciuta in ambito Ue come la “Clausola anti Fisa”, dal “Foreign Intelligence Surveillance Act”, la legge che autorizza il governo Usa ad intercettare le telefonate e le email al di fuori degli Stati Uniti, avrebbe vanificato qualsiasi richiesta americana fatta ai gestori di telefonia e internet per la consegna di dati relativi a cittadini della Ue.

La clausola di salvaguardia fu però eliminata dalla Commissione europea nel gennaio del 2012, ricorda il FT, nonostante il commissario europeo alla Giustizia Viviane Reding sostenesse che la clausola avrebbe impedito il tipo di sorveglianza messo in atto dalla Nsa americana attraverso il programma Prism, come è stato rivelato da Snowden. La maggioranza dei commissari Ue, scrive ancora il quotidiano, si opposero alla misura, obiettando che avrebbe avuto scarso valore legale, poiché la maggior parte dei server delle grandi aziende del settore web e tecnologico, contenenti informazioni sui cittadini Ue, si trovano fisicamente negli Usa. Questa situazione, fu sostenuto all’epoca, avrebbe creato un antagonismo con gli Stati Uniti. Quanti si opponevano “dissero che il trasferimento dei dati sarebbe divenuto più difficile e all’epoca era già chiaro che eventualmente avremmo iniziato i negoziati commerciali”, afferma un funzionario della Ue intervistato dal Ft, facendo riferimento ai negoziati Ue-Usa. “Non volevano alcuna complicazione su questo fronte”.