L’intelligence ordina a uno dei principali provider di servizi di telecomunicazione degli Stati Uniti di fornire i dati su tutte le telefonate che gestisce. E un alto funzionario della Casa bianca conferma, spiegando che l’amministrazione Obama difende questa pratica, definita “uno strumento fondamentale per proteggere la nazione dalle minacce terroristiche nei confronti degli Stati Uniti”. Protagonista della vicenda è Verizon Business Network Services che, come rivela il Guardian, per tre mesi dovrà trasmettere determinate informazioni su tutte le chiamate effettuate all’interno degli Usa e verso l’estero. Il quotidiano britannico ha ottenuto una copia dell’ordine emesso in data 25 aprile da un tribunale riservato, la Foreign Intelligence Surveillance Court (Fisa), che impone a Verizon di fornire le informazioni alla National Security Agency (Nsa). Il Fisa ha concesso il via libera all’Fbi il 25 aprile dando al governo la possibilità di ottenere i dati per tre mesi, fino al 19 luglio. 

In particolare, in base alla decisione della Corte, vengono raccolti i numeri di entrata e uscita delle chiamate, i dati sulla localizzazione, gli orari e la durata, ma non i contenuti. Il documento, sottolinea il giornale britannico, mostra per la prima volta che sotto l’amministrazione Obama le registrazioni delle comunicazioni di milioni di cittadini americani vengono raccolte indiscriminatamente e in massa, a prescindere dal fatto che gli utenti siano sospettati o meno di un illecito.

L’ordine “è autentico” e “sembra un atto di routine di rinnovamento di una direttiva emessa per la prima volta dalla stessa corte nel 2006”, scrive invece il Washington Post, citando funzionari dell’amministrazione Usa e un esperto, tutti coperti dall’anonimato. Sulla stessa linea anche il New York Times: già lo scorso anno erano emerse “voci” su possibili operazioni di sorveglianza. Il quotidiano cita una lettera di due senatori democratici del Senate Intelligence Committee al ministro della Giustizia Eric Holder. “Siamo convinti che gli americani sarebbero sbalorditi se venissero a sapere i dettagli di come alcune corti abbiano interpretato la Sezione 215 del Patriot Act”, scrissero lo scorso anno i senatori Ron Wyden (Oregon) e Mark Udall (Colorado). La Sezione 215, introdotta dopo gli attentati dell’11 settembre, ha reso piu facile per l’amministrazione ottenere il via libera per avere dati che siano considerati “rilevanti” per le indagini connesse alla sicurezza nazionale. Nsa, dipartimento di Stato e Verizon, al quale peraltro l’ordine del tribunale vieta di divulgare qualsiasi informazione sulla vicenda, non hanno voluto commentare la notizia con il Guardian