Una delle idee sulla quale ho lavorato molto in questi anni riguarda la trasformazione profonda della figura classica di “paziente”. Non si tratta di un semplice mutamento culturale, cioè di qualcuno che è più informato perché consulta e- health prima di andare dal dottore, ma di qualcosa di più complesso e di più profondo e che sintetizza tanti cambiamenti. A partire dal secondo Dopoguerra ha preso forma una domanda nuova di salute, una diversa concezione della tutela, l’affermarsi dei diritti, una concezione ontologica nuova di persona, l’emancipazione del malato dai suoi storici assoggettamenti anche scientifici, e infine a seguire una serie importante di leggi di riforma.

Ho riassunto la trasformazione del “paziente” con la parola “esigente” anche per esprimere la famosa post modernità, cioè una società di persone che ripensa le certezze del passato, i propri paradigmi, le proprie verità, le proprie consuetudini, non tanto per smentirle ma per ricontestualizzarle nel cambiamento. L’esigente è un cittadino che reinterpreta la medicina di cui si avvale. Nulla di più.

La figura nuova di esigente nei confronti della medicina, ha lo stesso significato di un cambio di premessa a partire dal quale nessuna deduzione, nessun ragionamento, nessuna scelta scientifica o meno, nessun comportamento può essere più uguale a prima. Secondo me la medicina ancora oggi non si è accorta di questo cambio di premessa e continua a regolarsi come se fosse nel tempo dei “pazienti”. La maggior parte dei suoi guai (contenzioso legale, questione medica, medicina difensiva, crisi dei ruoli ecc) nascono da tale contraddizione.

Per queste ragioni sono stato molto colpito da una inconsueta iniziativa decisa dall’associazione nazionale per le infezioni osteoarticolari (Anio) , che si è rivolta al Prefetto chiedendogli di convocare un tavolo di confronto con il Governatore e l’Assessore alla Salute della regione Sicilia, al fine di decidere il piano di ristrutturazioni delle ortopedie. Anio ha condotto un monitoraggio regionale scoprendo numeri sconcertanti: circa 500 morti l’anno nei reparti di ortopedia in seguito a fratture di collo femore e significative difformità nei confronti della media nazionale (il 5,91%, contro il 21,82 % all’ospedale G. F. Ingrassia di Palermo e il 17,54 % all’azienda ospedaliera V. Emanuele di Catania). Le critiche dell’Anio comprendono la qualità dei servizi, le corrette linee guida, il monitoraggio delle procedure e il corretto adeguamento agli standard richiesti. Nel 2010 l’Anio si accorse che limitatamente alla provincia di Palermo, vi era stato un eccessivo numero di amputazioni e a parte i costi umani davvero incommensurabili, dal momento che tagliare i piedi alle persone non è una cosa da poco, ne denunciò i costi economici davvero scandalosi. Per la cura del piede diabetico senza amputazione si spendono 4.732€..ma con l’amputazione i costi arrivano a 31.802€. In Sicilia si stimano 1200 amputazioni ogni anno. A fronte di ciò l’assessorato alla Salute per risparmiare ha pensato bene di amputare, è il caso di dirlo, del 50% i farmaci per il diabete e per l’osteoporosi, incurante del fatto che sciocchezze del genere avrebbero finito per triplicare i costi dei trattamenti, oltre ad accrescere il numero di amputazioni e di morti. 

Vorrei far notare che Anio si rivolge al Prefetto non all’autorità sanitaria rimarcando intelligentemente il significato politico-sociale del problema.Va ricordato che la prefettura è organo periferico del Ministero dell’Interno, e può richiedere ai responsabili delle strutture amministrative periferiche dello Stato l’adozione di provvedimenti volti a evitare un “grave pregiudizio alla qualità dei servizi resi alla cittadinanza”. Anio quindi si rivolge al Prefetto e chiede di porre fine a questa “indecenza” e…udite…udite…contestualmente si rivolge al ministro della Salute per sollecitare l’adozione di “ristrettezze sulle agibilità economiche per la sanità se il fenomeno delle morti in infezioni ossee e per fratture non viene drasticamente ridotto“. Non ho mai visto organizzazioni dei cittadini chiedere di restringere le risorse da assegnare ai servizi,in genere avviene il contrario. Per quello che conta nel dichiarare il mio appoggio personale alla battaglia dell’Anio vorrei fare alcune considerazioni conclusive:

  • L’Anio è uno splendido esempio di “esigente” e di tutto quello che esso significa ma anche una significativa rappresentazione di cosa voglia dire post modernità;

  • se gli “esigenti” si organizzassero e io so che di organizzazioni di malati ce ne sono già tante, la sanità sarebbe sicuramente migliore e con costi più qualificati;

  • oggi gli “esigenti” sono soggetti sociali nei confronti dei quali le aziende devono fare i conti nel senso che nessuna autoreferenzialità può essere più tollerata, questo vale anche per gli atti della medicina

  • non è più possibile che l’offerta di sanità sia avulsa dalla domanda e dai suoi rappresentanti

  • la salute dei cittadini non è solo un problema sanitario ma anche un problema di ordine pubblico.

Io sto con gli esigenti. Complimenti ad Anio.