Insigni satirici lo deridono perché a Sanremo non ha fatto il duro con i contestatori.

È gente che di teatro non capisce niente.
E neanche di rivoluzione umanista.
Io sono uno che, modestamente, di fischi a teatro se ne intende.
La prima volta che recitai di fronte a 3mila persone fu nel lontano 1981. Con la redazione del Male avevamo organizzato al Mattatoio di Roma il “Festival della Miseria”. Una seratina espolsiva, realizzando noi il più sporco e cattivo giornale di satira, all’invito risposero intere orde di sottoproletari delle periferie.
Il compianto Piero Lo Sardo aprì la serata prendendo un wishky a un banchetto. Lo assaggiò, disse: “Merda! Questo wishky è annacquato!” E subito si prese un pugno in faccia dal venditore.
Arrivò da me lamentandosi e perdendo sangue da un labbro. Ma non ci potevamo fare niente. Andare a vendicare Piero voleva dire scatenare una rissa epocale. E loro erano molti più di noi.
Lo spettacolo iniziò. C’erano gruppi musicali e attori e c’era perfino la pornodeputata Cicciolina, in onore alla trasgressione.
Io avevo preparato un pezzo sull’inesistenza della materia in perfetto stile situazionista. Sostanzialmente spiegavo che la distanza tra il nucleo un atomo e il suo satellite è enorme. Se portiamo il nucleo di un atomo alla misura di una ciliegia, e lo mettiamo a Roma, il satellitino percorre un’orbita che tocca Albania, Svizzera e Sardegna… Non è come te lo disegnano nei libri di scuola. Il fatto che l’atomo sia sostanzialmente vuoto, porta alla realtà che se metto nuclei e satellitini uno sull’altro, senza lasciare spazi vuoti, il Monte Bianco sta in una tazzina da tè.
Se poi calcoliamo che in realtà le particelle sub atomiche sono sostanzialmente pura energia ne viene che la materia non esiste e quindi è una stronzata preoccuparsi del mutuo.
Era un monologo che durava sì e no 4 minuti.
A metà serata doveva andare in scena Cicciolina e io subito dopo.
Il presentatore annuncia: “E ora ecco a voi la bellissima Ilona Staller!” Ma Cicciolina non arriva. Si è strappata il vestito uscendo dalla roulotte…Panico, vado su io a tappare il buco col mio pezzo. Accidentalmente ero vestito da vigile urbano, con cappottone blu ed elmo da vigile urbano, alto, nero.
Ora non so se avete idea di cosa vuol dire presentarsi a 3mila esagitati della suburra al posto di Cicciolina che si spoglia, ed essere per giunta vestiti da vigile urbano.
Iniziarono subito a fischiare.
E appena si capì che volevo spiegare alcuni elementi essenziali della fisica nucleare, i fischi diventarono un boato. E io alle spalle non avevo Fazio ma un presentatore a corto di solidarietà umana che si mise a spingermi per buttarmi fuori dal palco.
Arrivato in quinta piuttosto frustrato trovai Vincino e Angese che mi dissero: “Ma cazzo! Finisci il tuo pezzo! Quel cavolo di presentatore lo paghiamo noi! Non può mandarti fuori.”
Rinfrancato dalla solidarietà redazionale ritornai in scena.
A questo punto il presentatore, spalleggiato dalle urla di insulti della folla che voleva vedere le tette no gli atomi, iniziò ad avanzare verso di me con aria minacciosa… Era anche un giovane prestante…
Accidentalmente proprio quella sera era venuto a trovarmi un ex fascista, diventato monaco induista, al quale avevo salvato la vita a Milano, quando un gruppo di comunisti aveva deciso di massacrarlo di botte (ma questa è un’altra storia).
Mi aveva portato in regalo una spada da samurai e io non sapendo dove metterla me l’ero infilata, appesa a una spalla, sotto il cappottane da vigile urbano, che non si vedeva neanche.
Vedo il presentatore che avanza minaccioso, slaccio i bottoni del cappottone con uno stile da film western, sguaino la katana e guardo il presentatore che capisce subito che non ce l’ho in mano per pettinare le bambole e batte in ritirata.
A questo punto il pubblico inizia a fischiarmi veramente.
Io avanzo in proscenio e minaccio con la lunga lama le prime file degli astanti.
3mila persone capiscono che sono disposto a tutto e miracolosamente cala un silenzio totale.
E io spiego bene, con calma, che tra il nucleo e il satellite dell’atomo non c’è un cazzo per centinaia di chilometri!
Quando finisco il mio pezzo guardo quei 3mila esseri umani e aspetto. Dopo un secondo capiscono che ho finito e io posso sperimentare la più grandiosa esplosione di fischi che si possa immaginare. Mi ricordo la sensazione fisica dell’impatto dei decibel sul mio corpo. Agitando la spada ringrazio e me ne vado.
È stata quella sera lì che ho deciso che avrei fatto l’attore di mestiere.

Quindi io so bene cosa vuol dire essere fischiati, e ho sofferto fisicamente vedendo Crozza in difficoltà di fronte ai contestatori.
Conosco la delicatezza dello stato d’animo di un attore, il bisogno vitale dell’empatia col pubblico, il dramma della bocca che ti si secca improvvisamente, il vuoto della mente nel quale ti getta l’emozione, la paura di finire dentro un attacco di panico.

Crozza è stato un grande perché ha avuto le palle di riprendersi e di finire il suo pezzo.

Ma alcuni satirici, avvezzi a un certo gusto della derisione, come il mio amico Vincino e Un Giorno da Pecora, hanno ritenuto di deriderlo un po’ per essersi mostrato vulnerabile (e vorrei averli visti al suo posto).
Sicuramente uno come Berlusconi avrebbe tirato fuori qualche asso dialettico dalla manica e cavalcato anche i fischi…
Ma è questo il tipo d’uomo che volete?
Io mi sono sentito invece vicino a Crozza.

Crozza è umano. Troppa gente a sinistra è ancora preda dell’allucinazione del valore virile del leader e del divo, vincolati alla legge della giungla, del non avere pietà per cane che affoga.
Conosco bene questa logica del mondo dello spettacolo. Se cadi conviene calpestarti. Fa audience!
Ma non sono d’accordo. Io sto costruendo con milioni di persone un mondo nuovo. Un mondo dove il punteggio si calcola in un’altra maniera.

Nello scontro epico, muscolare, tra le personalità per stabilire chi è più virile, dentro il televisore, si nasconde una forma culturale fallica e antica.
È la logica del bulletto che ti deride a scuola…E anche questo l’ho sperimentato a lungo…È un modo di comportarsi che non mi va. È incompatibile con i miei sogni. E in tv, se si usa quella logica, alla fine vincono i reazionari che dell’esposizione di doti guerriere hanno fatto il centro della vita.
Non a caso Berlusconi ha sbaragliato tutti, è uscito dagli studi radiofonici e televisivi avendoci sempre guadagnato il consenso degli elettori che gli interessano e che lo amano proprio perché è vittima dei giudici.

Mi ricordo l’epica puntata di Annozero nella quale ebbi l’onore di dire a Rutelli, allora vicepremier, che non sapeva un cavolo della legge sul fotovoltaico che il suo governo aveva da poco approvato.
Il tapino non aveva capito che i pannelli fotovoltaici erano finanziati al 100%.
Chi ha visto quella scena penso che se la ricordi. Per me fu un traguardo esistenziale.
Dopo la trasmissione ero veramente orgoglioso dell’aver sbugiardato un simbolo umano della vecchia politica, di fronte a milioni di persone. Dopo andammo a cena con la redazione di Annozero e Santoro mi disse: “Non hai affondato il coltello!”

Ho pensato a lungo a quelle parole.
E mi sono reso conto che certamente avevo avuto l’occasione di affondarlo pubblicamente. Avrei potuto dargli addosso, urlargli che doveva vergognarsi, buttarla in rissa, farne un caso televisivo.
Sarei finito su Blob per una settimana.
Ma il mio obiettivo, quella sera, era semplice e preciso: spiegare a milioni di persone che c’era una legge eccellente che una volta tanto privilegiava le famiglie e le piccole imprese e che permetteva di costruire un impianto fotovoltaico interamente finanziato dal conto energia. Avevo ottenuto dieci volte il mio obiettivo proprio grazie al fatto che l’ignoranza plateale di Rutelli aveva amplificato l’attenzione su quel che stavo raccontando.
Certo avrei potuto togliermi lo sfizio di mollargli un paio di calci nelle palle mediatiche. Ma se avessi esagerato a dargli addosso il senso di quello che avevo detto sarebbe stato appannato dalla nebbia del casino e dell’aggressività. Il vice primo ministro della Repubblica era per terra, boccheggiante…E io avevo sentito forte la tentazione di azzannarlo e mi ero fermato, scegliendo la cosa giusta.
Inoltre io credo che sia legittimo avere pietà per il cane che annega. Chiunque sia. Il mio modo di vedere la vita, difendere l’ambiente, lottare per un mondo migliore, non può prescindere dal sentimento della pietà umana.
Quando il nemico si arrende devi saperti fermare.
Colpirlo senza pietà avrebbe detto tradire il senso di quel che avevo detto, e perdere la stima degli spettatori che più mi interessavano. Quelli che quando vedono un ministro che chiede un bicchier d’acqua durante uno scontro verbale, gli dispiace che non gliela diano.

Quindi non sparate sul soldato Crozza. La nostra satira ha un’altra etica.

Jacopo Fo sarà al teatro dei Satiri a Roma dal 6 al 10 marzo con lo spettacolo: Calzini sul comò, ti amo ma non li trovo.

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