Come ogni anno, all’alba del circo sanremese, l’avvertenza è d’obbligo: per cinque giorni tutto quello che accade qui diventa importante, anzi importantissimo. Serio, anzi serissimo. Sono solo canzonette, ma non c’è verso: la farsa diventa sempre tragedia. In una campagna elettorale super-mediatica (per fortuna che la televisione era data per morta) il Festival cerca di smarcarsi dalla politica, ma la politica non ci pensa affatto. E se per caso all’Ariston dovesse andare in scena davvero un Festival della canzone, candidati, funzionari e compagnia cantante appunto, ci resterebbero malissimo. Alla prima conferenza stampa, sotto un cielo sanremese trasfigurato dalle nuvole, Fabio Fazio prova a smarcarsi, ma le esternazioni dei vari leader lo inseguono. Di musica si parla poco, il minimo sindacale, il resto è tutto un minuetto, un gioco delle parti perfettamente consapevole: il palco dell’Ariston è troppo ghiotto e l’horror vacui dell’oblio agita i candidati. Berlusconi – dopo aver vaticinato una estesa disobbedienza fiscale nel caso il Festival di Sanremo si trasformi in Festival dell’Unità – si è detto pronto a presentarsi all’Ariston: “Ci andrei subito. Potrei portare una mia canzone”. Segue polemica sul canone, vista mille volte.

Fazio e Littizzetto interpretano come di consueto un copione alla Sandra e Raimondo, lei lo prende in giro e lui cade dalle nuvole, svagato e fintamente scandalizzato. Non inganni però l’ingenuità ostentata: davanti ai giornalisti il conduttore si permette l’imitazione (perfetta) di Bruno Vespa, e avanza perfino il sospetto che Berlusconi non abbia pagato il canone: “C’è tempo fino al 28 febbraio”. In gennaio aveva detto: facciamo che sia una vacanza dalla politica. Oggi spiega: “C’è la campagna elettorale, la tv pubblica è di tutti ma non vuol dire che non si possa parlare di nulla”. Viva la politica, insomma e poco ci manca che qualcuno tiri in ballo gli otto libri del trattato di Aristotele. Nessun bavaglio, pazienza se i consiglieri del cda in quota Pdl – Verro in testa – si faranno venire un attacco d’ira. Di seguito, breviario politico dei protagonisti(compresi gli assenti, lontani ma vicini).

ROBERTO BENIGNI. Alla domanda sul comico fiorentino, il direttore di RaiUno Giancarlo Leone risponde con un candore molto convincente: “L’avevamo invitato già prima della sua serata sulla Costituzione, ma aveva detto no già da allora. Prevedeva che sarebbe stato scarico e stanco”. Lo dice così bene che quasi quasi uno gli crede. In realtà c’era una trattativa, ma il budget che Fazio avrebbe voluto gestire da solo (e con qualche diritto visto che se il Festival andrà male o solo benino sarà colpa sua), invece è stato amministrato dalla Rai e la trattativa non è andata a buon fine. Purtroppo per noi.

CLAUDIO BISIO. Quest’anno spopolano i comici non proprio capelloni. L’ultimo giorno Bisio dovrebbe fare un numero sugli impresentabili. Non i candidati (a proposito: Marcello Dell’Utri ieri si è sentito in dovere di dare manforte a Berlusconi che “voleva giustamente spostare il Festival”). Bisio dovrebbe parlare degli elettori impresentabili. Per la serie popolo di navigatori, santi ed evasori.

CARLA BRUNI. La ex première dame viene all’Ariston per cantare, ma già la sua presenza si colora di polemica per via dell’affaire Battisti. I familiari delle vittime hanno pubblicamente chiesto a Fazio di fare una domanda a Madame Sarkozy perché chiarisca quale aiuto, se c’è stato, lei e il marito hanno fornito a Battisti. Ma il presentatore se ne guarderà bene, Carlà spiegò molto bene in base a quali criteri ha preso marito: “Uno che maneggia la bomba atomica”.

MAURIZIO CROZZA. È l’ospite più atteso della campagna elettorale festivaliera. Fazio ha detto che “non sa cosa farà e dirà ciò che vuole”. Ieri Berlusconi ha dichiarato di apprezzare la sua imitazione (“molto azzeccata”): chissà se il comico gli farà la cortesia di ripeterla. E se prenderà in giro lo smacchiatore di leopardi Bersani o – ultima strepitosa interpretazione – l’ex pm Ingroia? Vedremo, difficile pensare che butti la palla fuori dal campo e parli d’altro.

BEPPE GRILLO. A Fazio tocca rispondere pure alle fanta-domande. Se non ci fosse stata la par condicio, avrebbe inviato il suo concittadino? Qui la prova di equilibrismo del conduttore è notevole? “Anziano e non più famoso, un giorno Buster Keaton venne a Genova, due camalli al porto lo salutarono sorridendogli. Lui disse che il regalo più grande è far sorridere le persone. Da guitto penso che far ridere sia di pochi e la politica sia di molti. Il mio affetto il mio rimpianto non discutono le scelte di Grillo”.

ELIO E LE STORIE TESE. La loro canzone Dannati forever farà drizzare i capelli ai pidiellini: storia di gironi infernali dove finiscono onanisti, comunisti e pure i giornalisti. Ma attenzione, anche tu che “dopo una cena elegante, all’improvviso fornichi”. Il brano, dice Elio, è stato in qualche modo profetico, viste le dimissioni papali.

LUCIANA LITTIZZETTO. Appena Fazio ha saputo del papa le ha chiesto: “Cosa hai fatto? Stavolta lei non c’entra. Si è limitata a proporre B. come successore sul soglio di Pietro e Fabio come camerlengo. Per quanto la riguarda assicura che non farà scorribande alla Che tempo che fa. Ruoli diversi. La crediamo a metà.

NERI MARCORÈ. Fresco fresco di polemica con la Carfagna, a Ballarò, mercoledì sera si sussurra possa interpretare Monti (ieri il premier ha detto che prima di giudicare la scelta di portare sul palco dell’Ariston due gay, vuole vedere). Invece no, niente politici per Neri, ma forse una seconda serata venerdì.