Sheldon Adelson, il miliardario 79enne presidente della Las Vegas Sands Corporation, pare abbia deciso. A due giorni dalla firma ufficiale col governo regionale, ha puntato tutte le sue fiches dorate su Alcorcón: Eurovegas, il più grande complesso ludico d’Europa, nascerà a ridosso di questo comune a 13 chilometri da Madrid.

Il magnate dei casinò del Nevada, finanziatore di una Las Vegas in salsa europea, già lo scorso febbraio aveva deciso di varcare i confini atlantici per fare affari in terra iberica. E il governo spagnolo, alle prese con la profonda recessione, gli aveva spalancato le porte, aprendo le trattative. Quando Adelson ha messo sul tavolo ben 26 miliardi di euro di investimenti, gli amministratori locali hanno tentato in tutti i modi di accaparrarsi la realizzazione del progetto. Come una manna dal cielo. E la lotta intestina è rimbalzata da Madrid a Barcellona per mesi, in una sfida a duello.

Le cifre del progetto sono certo da capogiro: 6 mega casinò, 18mila slot machine, 1.065 tavoli da gioco, 12 alberghi con 36mila posti letto, 9 teatri, 3 campi da golf. Tutto però all’interno di un paradiso fiscale che potrebbe far impallidire perfino la Svizzera. Ma poco importa se, in una Spagna con 6 milioni di disoccupati e un Pil sempre in negativo, Eurovegas porterà 250mila posti di lavoro e un giro d’affari senza precedenti.

Gli ultimi a chiamare mister Marshall – lo hanno ribattezzato così, dal film di Berlanga dove gli statunitensi distribuivano gli aiuti del piano Marshall a un paesino della Castilla – erano stati alcuni imprenditori di Almeria, in Andalusia. Avevano proposto al miliardario vecchietto il deserto de Tabernas, in barba alla legge che lo protegge come parco naturale.

Madrid però ha giocato d’anticipo. Lo scorso maggio la capitale ha modificato il piano regolatore cittadino, trasformando la Venta la Rubia, un complesso a ridosso di Alarcón, in suolo rustico. Poco dopo ha dato il via libera alla possibilità di costruire grattacieli più alti di quelli previsti dall’ordinamento urbano. E mister Marshall con tutta probabilità, venerdì, le consegnerà il pomo d’oro.

D’altronde Sheldon Adelson è diventato l’unica speranza attuale per riempire a ritmo sostenuto le vuote casse spagnole. Ma non a cambio di poco. Il terzo uomo più ricco in Usa vuole una piccola Lussemburgo in terra iberica: niente Iva, terreni pubblici gratis, misure più flessibili per prevenire il riciclaggio di denaro, via libera all’ingresso di minori e giocatori problematici, addio al divieto di fumo. Senza contare la possibilità di stipulare contratti di lavoro più flessibili, con due anni di esenzione dal pagamento dei contributi previdenziali.

Insomma il lavoro ci sarebbe, e a palate, in una Spagna affamata di occupazione, ma sono molti i dubbi sulla legalità e al sostenibilità del progetto: “In nessuna Repubblica delle banane potrebbe accadere quello che sta accadendo a Madrid – ha accusato il portavoce del partito socialista nella capitale José Quintana – Privilegi sul fisco, suolo pubblico gratis, concessioni edilizie. La comunità di Madrid regala al signor Adelson 3 ,5 miliardi di euro.

Sulla carta, il gioco d’azzardo, tale e quale quello scintillante di Las Vegas, conquisterebbe il 17 per cento del volume d’affari nazionale. Ma, al di là dei numeri, anche il sindaco di Alcorcón, David Pérez, ha preferito la prudenza: “Non rilascio dichiarazioni, finché non avrò la conferma definitiva”. Con 170mila abitanti, Alarcón ha 15 mila disoccupati, 4 appartengono al settore edilizio. Da poco poi la Corte dei Conti gli ha accertato un debito di 612 milioni. Insomma, in Spagna qualcuno si chiede se vale la pena cucire un abito addosso all’eccentrico miliardario. E a che prezzo. Per altri lui è davvero mister Marshall. Quello nuovo.