Ho goduto guardando e ascoltando Franca Rame in teatro, fin dai lontani anni Settanta. Ricambio l’affetto e la stima che prova per me e non mi scandalizza per niente che altrettanta stima e affetto li riservi a Veronica Lario. Vorrei chiarire che non ho niente di personale contro la ex signora Berlusconi. E verso chi abita “in una villa da sogno con servitù cani di razza cavalli di razza” eccetera, non nutro alcun sentimento di invidia né rivalsa. Non mi fa piacere che “anche i ricchi” piangano, ma neppure mi pare tanto strano, dato che, anche loro, soggiacciono alla condizione umana: nascono, crescono, invecchiano, si ammalano e muoiono.

Non penso che Veronica Lario non sia stata offesa e umiliata dal suo inverecondo ex marito. Del resto: non l’ho scritto. Mi sono limitata a rilevare che centomila euro al giorno sono una cifra imbarazzante e che quotare i sentimenti sul mercato è una triste deriva del tutto berlusconiana. Soprattutto quando la somma richiesta va ben al di là del sostegno pratico, ma anche del risarcimento simbolico. Silvio Berlusconi è il tipo di uomo con cui non avrei diviso neanche una vacanza, figuriamoci una vita. Veronica invece l’ha addirittura amato. Benissimo. La delusione deve essere stata dura. Mi rendo conto. A liberarsi dal fellone ci ha messo una ventina d’anni e tre figli? Un po’ lenta, ma okay… “i tempi delle donne sono tempi che le donne si danno” (vecchio proverbio femminista).

Le hanno riconosciuto un appannaggio di 3 milioni di euro al mese? Che cos’è? Il prezzo del martirio o del silenzio? Il costo della dignità? Certo, con quella cifra può comprarsi qualsiasi cosa: anche un’anima nuova di zecca. Però dovrebbe almeno devolverne una cospicua parte a qualche opera benefica, in favore delle colleghe ‘malmaritate’. Per esempio: finanziare i centri antiviolenza, i consultori famigliari, le case per donne maltrattate. Tutte infrastrutture, mai come in questo periodo necessarie, a cui sono stati recentemente tagliati i fondi.

Il Fatto Quotidiano, 3 gennaio 2013