Da un po’ latitano da tv e cinema (è del 2010 il film La Banda dei Babbi Natale, uno dei maggiori successi di quella stagione), nonostante siano stati entrambi per lungo tempo la loro gallina dalle uova d’oro. Ma si sa, il primo amore non si scorda mai. Così Cataldo Baglio, Giovanni Storti e Giacomo Poretti, in arte Aldo Giovanni e Giacomo, tornano al teatro, che considerano il loro habitat naturale, vestendo i panni di interpreti ed autori assieme a Valerio Bariletti e Walter Fontana. Ammutta muddica, questo il titolo del nuovo spettacolo che da venerdì 14 a domenica 16 dicembre il trio porterà in scena al Teatro Valli di Reggio Emilia.

E siccome squadra vincente non si cambia, sul palco assieme a loro hanno chiamato pure Silvana Fallisi, compagna d’avventure teatrali e cinematografiche, ed hanno affidato la regia ad Arturo Brachetti, che già li aveva diretti a teatro ne I corti (1995), Tel chi el Telun (1999) e Anplagghed (2005).

Titolo preso a prestito dal dialetto siciliano: ammutta, muddica! è un modo di dire che significa letteralmente spingi, mollica!. Ammonimento all’arrendevolezza e rassegnazione del presente?  Esortazione a darsi da fare, visti i tempi? Per adeguarsi alle consuetudini più in voga comunque pare che i tre abbiano indetto le primarie per la scelta del titolo. L’alternativa, proposta dal fronte milanese di Giovanni e Giacomo era Disciules, che in dialetto meneghino significa più o meno la stessa cosa. Ma ha vinto il sud. Non senza che si sospettino brogli.

Niente più mimi, sardi e bulgari, che li hanno resi celebri in tv e a teatro, ma una galleria che si arricchisce di nuovi personaggi strampalati e situazioni comiche presi a prestito dalla vita di tutti i giorni. Così i nostri eroi si muovono sperduti tra un laboratorio chimico e i temibili uffici di Equitalia, moderno moloch, tra un ospedale malandato e uno studio di tattoo dove entri per farti una farfallina ed esci con il Giudizio Universale  sulla schiena. Una full immersion nel contemporaneo, insomma, un’inevitabile riflessione satirica sulla nostra malandata epoca, anche se il trio giura di non averlo fatto apposta, ma di esser stato probabilmente contagiato dallo spirito del tempo. Il tutto ingrandito e deformato dallo humour stravagante e surreale che li ha resi celebri fin dai gloriosi tempi (catodici) di Su la testa con Paolo Rossi e Mai dire gol con la Gialappa’s.

Per tutte le informazioni sullo spettacolo si rimanda al sito www.iteatri.re.it.