L’annuncio è finalmente arrivato: Silvio Berlusconi per la sesta volta sarà candidato alla guida dell’Italia. Tirano un sospiro di sollievo i tanti deputati e senatori campani con gravi guai giudiziari e che nel corso dell’attuale legislatura, grazie al voto parlamentare, hanno scansato i ferri ai polsi. L’attesa è stata snervate. Molti di loro trascorrevano intere notti con lo sguardo atterrito, gli occhi fissi contro il soffitto. Depressione, ansia e eruzioni cutanee. Nella cabala la paura fa “90”. Già la vedevano la scena. Sentivano perfino le voci. “Lei è l’onorevole Nicola Cosentino? Deve seguirci abbiamo un mandato di arresto per lei”. “Buongiorno. Cerchiamo l’ex parlamentare Marco Milanese. E’ lei? Deve venire in caserma”. “Lei è il senatore Sergio De Gregorio? Deve seguirci in ufficio: è in stato di fermo”. “Onorevole Alfonso Papa (che già è stato a Rebibbia) ha il diritto solo di conferire con il suo avvocato. Noi applichiamo la legge”. “Senatore Vincenzo Nespoli, la sua immunità è decaduta. C’è un’ordinanza di custodia cautelare deve sottoporsi all’ordine del giudice. Non si preoccupi, stia tranquillo, le concediamo dieci minuti: prepari la borsa con i suoi effetti personali”.

Sveglia. Sveglia. Sveglia. Era solo un incubo. E’ tornato con più cerone, nuovi lifting e ferrea cura dimagrante. Il Titanic è salpato. Il grande timoniere è al comando. La corsa sulla zattera di salvataggio è cominciata. Affrettatevi, non spingete. C’è posto per tutti. La carrellata di dichiarazioni orgiastiche mette i brividi. Tenetevi lo stomaco, si parte: “Dopo Berlusconi ci può essere solo Berlusconi”. “Ora avanti tutta con il nostro grande Presidente”. “Il ritorno in campo di Silvio Berlusconi è la notizia che da sempre aspettavamo. E’ un suo ennesimo gesto di amore”. “Siamo al suo fianco come sempre, pronti ad affrontare la competizione elettorale”. “Solo con l’impegno diretto di Berlusconi, il centrodestra saprà fronteggiare la sinistra”. “La decisione di Berlusconi rappresenta il bene dell’Italia e degli italiani”. La nausea è inevitabile. I conati di vomito sono insopprimibili. La moderazione lascia il passo alla rabbia e al turpiloquio. E che cazzo! Guadate la foto di Nicola Cosentino, ex potente sottosegretario all’Economia e dominus del Pdl in Campania con un serbatoio di consensi impressionante: oltre un milione e seicentomila voti, pari al 12 per cento del consenso totale del Pdl nazionale. Osservate bene il fotogramma. Non occorre Cesare Lombroso per dire che “Nicola Cosentino è il referente nazionale dei clan dei Casalesi, un soggetto socialmente pericoloso”, lo scrivono i pm del pool anticamorra e lo confermano i vari giudici fino alla Cassazione. Nick ‘o Mericano – alias istituzionale – è imputato e sotto processo in diversi procedimenti. Contemporaneamente il suo nome figura in tante inchieste. Per ben due volte – in questa legislatura – ha scansato la cella con il voto determinante della Lega Nord. Di che parliamo?

Osservate senza ridere, se ci riuscite, il volto di Luigi Cesaro, presidente decaduto della provincia di Napoli e deputato. Per lui la teoria evoluzionistica di Charles Darwin non vale. Parla una lingua che spopola su Youtube. E’ grottesco e disinformato al punto da confondere Marchionne, l’amministratore delegato della Fiat, con Melchiorre, uno dei tre re Magi oppure il “diktat” diventa “tic tac”. Giggino a’ Purpetta – alias istituzionale – è praticamente una frana ma amato dal capo per le sue mozzarelle- zizzacchione di Mondragone. Lui imperterrito e solenne ha già annunciato che “si ricandiderà per offrire la sua esperienza al Paese”. Sti cazzi, scusate il francesismo. Il fatto che sia plurindagato per aver aiutato e collaborato la camorra è un dettaglio. Il fatto che nel 1985 fu arrestato, condannato a 5 anni e poi in modo rocambolesco assolto, conta poco. Gli atti giudiziari dicono di lui: “Intrattiene e privilegia rapporti con pregiudicati. Ha favorito i collegamenti tra i vertici della Nco e ripetutamente ha finanziato il gruppo camorrista capeggiato da Raffaele Cutolo”. Voglio dire: sono rilievi che fanno curriculum e accrescono il peso politico. Addirittura di lui direbbe Cetto La Qualunque: “Cazzo, cazzo…quasi, quasi mi ritiro…sono una persona troppo onesta”. E l’onorevole Amedeo Labbocetta detto slot machine lo vogliamo buttare? E l’ex ministro delle Comunicazioni Mario Landolfi che deve difendersi dalle accuse di concorso in corruzione e truffa aggravate dall’avere agito per favorire il clan camorristico dei La Torre di Mondragone ce lo dimentichiamo?

Mi candono le braccia. Ma non c’è mai fine al peggio. Da Montecitorio a Palazzo Madama è tutto un verminaio. La Campania è la regione che ha il maggior numero di deputati, senatori, ceto politico negli enti locali e nei posti di sottogoverno di indagati, imputati, sotto processo, condannati d’Europa. Un record tutto nostro. Ne siamo fieri. Con zelante tempestività questi impresentabili dai volti di gomma merdata in cornice – vedere le opere del museo Cam di Casoria – gli impresentabili -, sono già in campo e muovono le pedine per serrare le fila e preparare le ricandidature, garanzia fondamentale per conservare l’immunità. Mi chiedo: dov’è finito il partito degli onesti evocato da Alfano? E le facce nuove, le liste pulite, il ricambio promesso dallo psiconano Berlusconi? Boh! I mazzieri sono stati sguinzagliati. I fedelissimi già scodinzolano. Le segreterie politiche già girano a mille, le associazioni, i comitati, i finti caf già sono in fibrillazioni. C’è da rastrellare il consenso, chiudere accordi, stilare contratti, promettere vantaggi alla camorra, incontrare qualche boss latitante, spostare qualche investigatore rompi palle e consumare qualche vendetta. Già girano i faccendieri per comprare pacchetti di voti nel mercato illegale. Del resto – con la crisi – il borsino del voto è caduto a picco: ogni voto costa meno di 50 euro mentre per le famiglie disagiate va bene anche la spesa e il pagamento delle bollette.

La “ricorrenza” della campagna elettorale in Campania è un po’ come il Natale: una festa dove si scambiano i pacchi doni. Auguri!!!