La stampa ci informa che Berlusconi ha deciso di tornare in campo utilizzando come ufficio stampa l’intera Mediaset e probabilmente parte della Rai: come reagirà la sinistra a questa notizia?

Terminata la festa delle primarie durante le quali al tema monopolio dei media e legge sul conflitto di interessi era stato dedicato pochissimo spazio, come si pensa di affrontare questo problema che potrebbe condurci in un baratro?

Gli ultimi dati Istat ci ricordano che l’apparecchio tv è presente nel 98% delle case e che gli italiani sono alto consumanti di tv generalista. Degli italiani sappiamo anche che leggono pochissimo quotidiani e libri, che molti tra loro soffrono di un preoccupante analfabetismo di ritorno per il quale la Comunità Europea ci ha più volte redarguito chiedendoci di correre ai ripari – l’educazione permanente che accompagna durante la vita è una realtà in molti Paesi – che la percentuale delle persone che frequentano l’università è inferiore rispetto agli altri Paesi europei, ma che in compenso il tasso di abbandono scolastico è più alto che in altri Paesi.

Serve altro per comprendere che occuparsi di televisione e di media è urgente ed è fare seriamente politica?

Bersani durante la sfida tv contro Renzi ha fatto riferimento all’errore commesso in passato: non avere fatto la Legge sul conflitto di interessi che avrebbe potuto porre un freno al potere mediatico di Sivio Berlusconi.

Da quell’infausto giorno però sono passati anni e ciò che preoccupa è l’incapacità da parte della sinistra di valutare i rischi gravissimi dell’attuale quasi monopolio televisivo.

Ogni volta che il comportamento di Silvio Berlusconi viene duramente criticato da un quotidiano, si tratti di Repubblica o dell’Unità o del Corriere, il numero di persone raggiunte è infinitamente inferiore se confrontato con lo share di una qualsiasi puntata di Strisca la Notizia o di un altro programma Mediaset. Berlusconi arriva là dove la sinistra non arriva e controbattere a quanto viene comunicato durante un programma tv, attraverso un articolo di fondo da un quotidiano significa sapere ben poco del pubblico a cui ci si rivolge: il pubblico che legge i quotidiani è solo in minima parte quello che guarda i programmi popolari Mediaset.

Nel mio ultimo libro “Senza Chiedere il Permesso” analizzo la comunicazione adottata dalla sinistra colta ed evidenzio come arrivi ad una percentuale minima di possibili elettori, che sono quelli che forse hanno votato alle primarie, 4 milioni, che hanno guardato con interesse al dibattito del 5 candidati su Sky, meno di 2 milioni. Insomma meno del 10% della popolazione che però è quella che ci governa, dirige i quotidiani, dibatte e crede di rappresentare l’Italia.

Che invece è rappresentata dai restanti 50 e più milioni a cui la tv si rivolge e che i quotidiani non riescono a raggiungere.

E’ urgente mettersi in comunicazione con questa moltitudine, gli altri, i pochi altri sono già consapevoli.

Urge riprendersi la Rai e piazzare persone capaci nei posti chiave. Urge utilizzare i mezzi di comunicazione alternativi alla tv, il web ad esempio, per informare . Ma più di tutto servirebbe riprendere l’attivismo, andare in giro per il Paese, ripopolare le case del popolo, fare divulgazione nei centri commerciali, organizzare dibattiti per offrire una informazione alternativa a chi non ha mezzi culturali.

Serve andare nelle scuole prima che sia troppo tardi, portando ai ragazzi e alle ragazze gli strumenti per decodificare la tv.

Con preoccupazione ci chiediamo perché non ci si metta subito all’opera.