Il governo italiano non vuole incontrare, in modo formale, il relatore speciale dell’Onu in materia di libertà di espressione, Frank La Rue. La denuncia è stata raccolta e puntualmente raccontata da Beatrice Borromeo. Gli incontri, ai quali ha partecipato anche Articolo 21, sono stati promossi dall”avvocato Guido Scorza, infaticabile e rigoroso combattente contro ogni forma di bavaglio e di oscurità politica, legislativa e mediatica.

In realtà il governo Monti non vuole incontri ufficiali perché, da quanto ci è stato detto in via informale, non si sente erede del governo Berlusconi e pertanto non ritiene di dover rispondere a nessuna domanda sul tema.

Invece, purtroppo per loro e per noi tutti, le cose non stanno affatto così.
Che piaccia o meno l’agenda Monti in materia di conflitto di interessi, legge Gasparri, autonomia delle Autorità e della Rai, asta delle frequenze, carcere ai cronisti, querele temerarie, registra una sostanziale continuità, magari accompagnata da uno stile sicuramente meno volgare e squadristico, nei toni e nei modi.
Le Autorità di garanzia, per fare un esempio, sono state nominate con il metodo consueto, rifiutando qualsiasi forma di trasparenza , e confermando il dominio del governo e delle forze politiche e così, in molti casi, controllori e controllati coincidono.

Non sarà certo casuale la notizia che la commissione europea ha invitato l’Italia a correggere in ben 9 punti il bando per la assegnazione delle frequenze digitali, dal momento che il testo inviato alla commissione medesima, è stato considerato “troppo favorevole ” ai soliti noti”, a cominciare da Mediaset?

Come dare torto al relatore dell’Onu quando chiede di vedere le carte e di valutare le procedure seguite ed il grado di autonomia delle Autorità – a cominciare da quella antitrust – che in tutta la loro vita, non sono mai riuscite a trovare le tracce di un solo conflitto di interessi?
E che dire della Rai, dove al primo voto serio, il Consiglio di amministrazione è andato in frantumi, e decisivo è risultato il voto dei rappresentanti del governo?
Cosa sarebbe mai accaduto se fosse stato il rappresentante del governo Berlusconi?

Ora, invece, salvo poche voci dissenzienti, si assiste al coro di chi è abituato a giudicare non secondo le regole, ma piuttosto secondo convenienza, opportunità ed opportunismo. Per non parlare, poi, del tentativo appena naufragato di utilizzare la legge sulla diffamazione per estendere il carcere a tutti i cronisti.

Sono queste le ragioni che hanno impedito all’Italia, anche sotto il governo tecnico, di recuperare posizioni nelle graduatorie internazionali in materia di libertà di informazione.