Quattordici metri di striscione alla testa del corteo più grande di Madrid: «Ci lasciano senza futuro. Ci sono colpevoli. Ci sono soluzioni». Dalla stazione Atocha a piazza Colón la grande manifestazione corre lungo il centro della capitale spagnola. Ultima tappa il Congresso dei deputati.  La mobilitazione nazionale – la seconda convocata da sindacati e attivisti in meno di un anno – porta i segni della protesta: da una parte cartelloni, slogan e cori in difesa dello stato sociale e contro i tagli del governo Rajoy, dall’altra 1.300 uomini in tenuta antisommossa.

I dati ci sono tutti: oltre 9 milioni di lavoratori, pari al 77%, hanno aderito allo sciopero. Così i due leader dei sindacati, seduti fianco a fianco in conferenza stampa, si sono detti «soddisfatti». «La politica portata avanti dal Governo ci porterà al baratro, se non cambia», ha ribadito Cándido Méndez, segretario dell’Unione generale dei lavoratori. «Ci sono alternative dettate dalla pressione sociale», ha aggiunto il segretario della Commissione operaia, Ignacio Fernández Toxo.
Al ministero degli Interni spagnolo però la situazione è apparsa «di normalità», mentre Luis de Guindos, ministro dell’Economia, affermava che uno sciopero generale non è certo la strada migliore.

Di normale oggi però a Madrid c’è stato solo il clima: cielo azzurro e sole intenso. Per il resto gli indici di fabbisogno energetico alle otto di mattina erano scesi del 15,8% e la grande industria già da mezzanotte aveva bloccato la produzione. I settori più colpiti sono stati la siderurgia, la chimica, l’auto e le costruzioni. Senza contare i trasporti a singhiozzo in tutte le città e oltre 700 voli cancellati. Migliaia poi i picchetti davanti a negozi, uffici ed edifici di rappresentanza. Perfino in Senato, mentre era in corso una seduta, trenta deputati si sono alzati in segno di protesta e sono usciti dall’aula. Braccia incrociate anche per insegnanti, giornalisti – Telemadrid e Onda Madrid sono rimaste oscurate – e personale medico, che ha garantito una turnazione minima.

Nella capitale artisti e lavoratori nel settore dello spettacolo hanno chiesto le dimissioni del ministro della Cultura, José Ignacio Wert, in una marcia che è arrivata alle porte del Teatro Español, occupato da ieri notte da un gruppo di attori e tecnici.
I raduni dei manifestanti sono cominciati infatti già a notte inoltrata. A Barcellona alcuni gruppi di sindacalisti hanno dato fuoco a pneumatici all’ingresso del mercato all’ingrosso, il Mercabarna, per impedire l’accesso ai tir. Nello stesso momento a Madrid centinaia di giovani scendevano in piazza al suono di trombe e fischietti per bloccare le strade della capitale e costringere i negozianti a chiudere bottega.

La tensione è scoppiata a metà mattinata quando le forze dell’ordine hanno cercato di disperdere centinaia di manifestanti seduti in protesta lungo un viale del centro della capitale.  Poche ore dopo la polizia ha sparato proiettili di gomma e usato manganelli a piazza Cibeles. La carica è scattata quando alcuni dimostranti hanno lanciato oggetti contro gli agenti. Da quel momento sono state varie le cariche dei Mossos d’Esquadra. E non solo a Madrid. A Tarragona, in provincia di Barcellona, un minore di 13 anni è stato ferito alla testa mentre partecipava a un corteo, davanti al grande magazzino El Corte Inglés della città. Soccorso e trasferito in ospedale, il bambino è fuori pericolo ma i genitori hanno sporto denuncia, e il video che riprende la scena sta facendo il giro d’Europa.

Finora le forze dell’ordine hanno arrestato 118 manifestanti. Tra i detenuti anche un uomo e una donna che trasportavano materiale esplosivo. 74, invece, i feriti soccorsi nel corso della giornata di sciopero generale.

di Silvia Ragusa