Leoluca Bagarella. Cognato di Riina, prende le redini dell’ala stragista di Cosa Nostra dopo l’arresto del capo dei capi. In un primo momento tenta la strada della politica autonomista con Sicilia Libera. Poi sarebbe uno dei boss che spedisce Vittorio Mangano da Silvio Berlusconi, per prospettargli le richieste di Cosa Nostra. Lo accusano diversi pentiti tra cui il suo ex sodale Giovanni Brusca.

Il 2 luglio del 2002, interviene durante un processo a Trapani in video conferenza dal carcere di L’Aquila. Le sue parole lasciano increduli i membri della corte. “A nome di tutti i detenuti ristretti all’Aquila – dice – sottoposti all’articolo 41 bis, stanchi di essere strumentalizzati, umiliati, vessati e usati come merce di scambio dalle varie forze politiche, informiamo la Corte che dal 1 luglio abbiamo iniziato una protesta civile e pacifica con la riduzione dell’ora d’aria. Aspettiamo precisi segnali”.

Trattativa Stato-mafia: l’accusa e la difesa dei dodici imputati