Tempo fa ho affermato su questo blog che quella di impiccare i banchieri non costituisce tutto sommato una buona idea. Ribadisco tale posizione. Intanto, perché sono contrario alla pena di morte per principio. Poi, perché la categoria così formulata mi pare troppo ampia, includendo sicuramente magari anche persone che si dedicano alla loro attività in buona fede e credono ancora nella funzione della banca come intermediario fra risparmio e investimento, cioè la funzione classica e a ben vedere indispensabile della stessa, oggi però radicalmente messa in discussione dall’ascesa, più o meno resistibile, del capitale finanziario. 

Ciò non toglie che la funzione svolta dallo stesso e dalle istituzioni che lo proteggono e tutelano su scala internazionale, a cominciare dal Fondo monetario internazionale e dalla Banca mondiale, ha integrato e continua ad integrare in varie occasioni gli estremi di veri e propri crimini contro l’umanità e di genocidio.  

A case in point, cui ho dedicato uno studio che uscirà sul prossimo numero della rivista Diritti dell’uomo: cronache e battaglie, edita dall’Unione forense per la tutela dei diritti umani, è quello del sostegno a suo tempo fornito dal Fondo monetario internazionale alla criminale dittatura argentina, colpevole com’è noto del massacro di decine di migliaia di oppositori. Non contento di aver finanziato con i suoi ingenti mezzi finanziari tale repressione, il Fondo obbligò i governi successivi a perseguire politiche scellerate che portarono il Paese nel baratro della crisi. Ne conseguirono massicce violazioni dei diritti economici, sociali e culturali del popolo argentino, che sprofondò nella fame e nella miseria, per riemergerne a fatica in seguito, grazie anche a politiche indipendenti condotte in particolare da Nelson Kirchner e da Cristina Fernandez.

L’aumento della fame e della malnutrizione costituisce peraltro un tratto, estremamente inquietante, dell’attuale situazione dei Paesi che invece hanno subito passivamente le politiche delle istituzioni finanziarie internazionali, specialmente quelli africani. Un recente rapporto della FAO, citato da Monica Di Sisto di Fair  in un intervento svolto a un interessante seminario tenutosi al CNR qualche giorno fa sul tema “Coltivare il cambiamento”. Secondo i dati in possesso della FAO, sono quasi 870 milioni le persone – vale a dire una su otto – che nel biennio 2010-2012 hanno sofferto di malnutrizione cronica passando da 175 milioni a 239, con circa 20 milioni che si sono aggiunti negli ultimi quattro anni. Soffre la fame una persona su quattro. E nell’Africa Subsahariana i modesti progressi registrati sino al 2007 sono stati ribaltati, e la sottonutrizione da allora è aumentata del 2% l’anno.

Anche nei paesi sviluppati si è registrato un aumento del numero delle persone che soffrono la fame, e dai 13 milioni rilevati nel biennio 2004-06 si è passati a 16 milioni nel 2010-12, invertendo una tendenza costante al ribasso registrata negli anni precedenti, a partire dai 20 milioni del biennio 1990-92″.
Le cause di questa situazione, in buona parte dovuta alla volatilità dei prezzi dei generi essenziali, sono varie. Possiamo citare la siccità, il degrado ambientale, l’estensione delle monoculture destinate all’esportazione e quella dei biocarburanti che sottraggono terra e risorse alla coltivazione di piante alimentari, oltre al crollo del potere d’acquisto dei ceti popolari in tutto il mondo o quasi. Bisogna prendere in considerazione inoltre due ulteriori fattori:
1. l’abolizione, in omaggio alle dottrine neoliberiste imperanti, dei meccanismi di stoccaggio e compensazione che permettevano una certa stabilità dei prezzi;
2. l’amplificazione delle oscillazioni dovuto al ricorso agli strumenti finanziari che, concepiti originariamente come forme di garanzia nei confronti degli operatori, si sono trasformati in meri strumenti speculativi, in ossequio all’attuale ispirazione del mercato finanziario globale, divenuto una sorta di pazzesco casinò del tutto sganciato da ogni esigenza reale.
Ecco alcuni esempi delle conseguenze disastrose dell’ideologia neoliberista. Conseguenze che producono un tale impatto negativo sui diritti umani delle persone da configurare vere e proprie ipotesi criminose. Più che mai necessaria ed urgente pare una nuova Norimberga che giudichi i responsabili.