Come ho scritto nel  libro “Il diritto contro la crisi”, “per far fronte all’attacco scatenato dal capitale finanziario nei confronti dell’ordinamento giuridico si rivela necessario vietare tout-court determinati comportamenti od attività del capitale finanziario, con l’ausilio, se necessario, anche di strumenti di tipo penale”. Esistono del resto già delle fattispecie penali cui attingere per contrastare il comportamento antisociale della finanza. Il diritto penale costituisce uno strumento al servizio della società, e, per essere efficace, deve essere in grado di punire e reprimere coloro che danneggiano la società stessa.  In vari casi di patente criminalità finanziaria  ciò è già avvenuto e continua ad avvenire. Ma si tenta di presentarli come “casi limite”. Come mele marce. Il problema però è più di fondo e continua ad avvedersene anche qualche neoliberista intelligente (non è un ossimoro, esistono anche loro). Basti pensare che l‘Economist, organo ufficiale del capitalismo globalizzato, arriva ad affermare che “c’è del marcio nella  finanza globale”. Ad essere in discussione, nell’articolo tradotto e pubblicato su Internazionale di questa settimana, è il problema del Libor, tasso di riferimento per i prestiti tra le banche, soggetto a manipolazioni da parte degli operatori della finanza. Un aspetto fondamentale, il cui chiarimento rivela come un potere incontrollabile e arbitrario possa modificare parametri che risultano decisivi per la vita economica e quindi per quella sociale. Mentre un Paese, piccolo ma serio e ben organizzato, come l’Islanda, sta aprendo la caccia ai banchieri responsabili della sua crisi.

Ma è ancora solo la punta dell‘iceberg. In realtà è l’intero sistema, irrimediabilmente segnato dal predominio della finanza che manda i suoi funzionari, come il sobrio Monti, a decidere il futuro di interi Paesi e di milioni e milioni di uomini e donne, ad essere marcio ed a produrre situazioni antigiuridiche, determinando la violazione sistematica e continua dei diritti sociali, economici e culturali, ma anche civili e politici, della stragrande maggioranza dell’umanità. Oramai anche qui da noi, nell’Europa un tempo avanzata e sociale, oggi soggetta ad arretramenti e catastrofi, sul piano economico come su quello democratico, ad ogni starnuto dei cosiddetti mercati. Un sistema che non ha nulla di razionale, consentendo l’arricchimento spropositato di settori sempre più ristretti a scapito della miseria sempre più grande per masse sempre più ampie. Un enorme spreco di risorse, di ricchezza, di vita, di umanità, solo per continuare ad alimentare un meccanismo iniquo ed obsoleto. Un potere decisionale assoluto, concentrato nelle mani di pochi, anonimi, irresponsabili.

Può dare  un’idea della gravità della situazione, il fatto che un economista serio e  illuminato come Nouriel Roubini, che, al contrario di molti altri economisti e presunti tali, aveva previsto la crisi attuale, evochi la prospettiva dell’impiccagione dei banchieri. Che non mi sembra una buona idea. Intanto perché la giustizia sommaria ripugna a un giurista democratico e garantista come mi onoro di essere. Poi perché sono comunque contrario alla pena di morte, anche nei casi più estremi. E poi perché sarebbe una soluzione falsa e illusoria di un grave problema, che pure esiste e cioè il peso spropositato che la finanza ha assunto nell’attuale società mondiale, venendo a condizionare a fondo la nostra vita individuale e collettiva. Ritengo peraltro che quella di Roubini costituisca  solo una provocazione, probabilmente  utile. Anche perché, in realtà, tale prospettiva  viene formulata solo come subordinata. Prendiamo invece per buona la sua ipotesi principale, che è praticabile ed auspicabile. E cioè quella della repressione penale  per chi, attuando comportamenti sociali e svolgendo attività che vanno vietate nell’interesse generale, sta distruggendo la società mondiale.

La misura è colma. Pare matura l’istituzione di un tribunale internazionale sui crimini della finanza, che sono in realtà crimini contro l’umanità. Riprendere l’iniziativa giuridica su questi temi fondamentali, tagliare le unghie alla finanza, ristabilire i principi democratici contro questa dittatura senza precedenti appare necessario ed urgente. Anche per evitare che, fra qualche tempo,qualcuno non pensi sul serio che l’unica soluzione è cominciare ad impiccare i banchieri ai lampioni. E magari cominci a farlo.