E’ di 8 morti e una ottantina di feriti il bilancio provvisorio dell’esplosione di un’autobomba avvenuta nella zona orientale di Beirut, nei pressi di piazza Sassine. Lo ha riferito l’agenzia d’informazione ufficiale libanese Nna. La deflagrazione è avvenuta nei pressi della sede della radio ‘Voice of Lebanon‘, del segretariato generale del partito ’14 marzo’ e di una banca. Secondo il sito “The Daily Star” invece le esplosioni sarebbero state due, la prima più debole e la seconda più forte. Testimoni oculari hanno visto fra l’altro alcuni operai precipitare da un’alta impalcatura a causa del contraccolpo della potente deflagrazione. 

Se in un primo momento è stato escluso il coinvolgimento di personale militare tra i morti, in realtà è stato comunicato che è stato coinvolto anche uno degli ufficiali più alti in grado delle forze di sicurezza libanesi: si tratta di Wisam al-Hassan, che guidava il servizio informazioni della polizia. Al-Hassan aveva sventato di recente un piano per attentati contro personalità politiche e religiose nel nord del Libano. La scoperta aveva portato all’arresto dell’ex ministro dell’Informazione, Michel Samaha, stretto alleato del presidente siriano Bashar al-Assad.  

L’autobomba usata per l’attentato nel quartiere di Ashrafieh era imbottita di un enorme quantitativo di esplosivo, tanto che lo scoppio ha spinto il veicolo a decine di metri di distanza. Lo ha detto all’emittente Lbci il procuratore Hatem Madi, il quale accorso sul luogo dell’attentato, si è detto “scioccato dalle proporzioni dell’esplosione”, che ha provocato un cratere profondo oltre un metro e mezzo.I danni materiali provocati, secondo la stessa tv, sono enormi e tra i più gravi mai provocati da un attentato a Beirut.

Ad accreditare l’ipotesi che l’esplosione sia stata causata da un’autobomba, ha constatato l’Ansa sul posto, la presenza di pezzi di automobile ovunque, anche a 20 metri d’altezza in un cantiere edile. Nella stradina stretta vi sono diverse auto distrutte, un tappeto di frammenti di vetri e diversi edifici circostanti sono danneggiati. Sul posto decine fra militari e agenti di polizia e ambulanze. L’esplosione è avvenuta a qualche centinaio di metri da una sede della Falange cristiana, in prossimità della quale il 14 settembre 1982 fu ucciso l’allora presidente libanese e fondatore della Falange, Bashir Gemayel.

Sul luogo dell’esplosione diverse autorità libanesi. Il ministro dell’Interno, Marwan Charbel, è arrivato nella piazza, dove sono in azione le squadre di soccorritori per spegnere l’incendio. Presente anche il ministro delle Telecomunicazioni libanese, il cristiano Nicholas Sehnaoui, che ha confermato come altamente probabile l’ipotesi di un’autobomba dietro la devastante esplosione. Quanto alla matrice, Sehnaoui ha respinto indirettamente i sospetti dell’opposizione (su ipotetici “messaggi siriani”): “Non dobbiamo fare commenti, né cadere nella trappola di chi vuole creare divisioni nel Libano, questo è il momento di rimanere uniti”, ha detto, rinviando di almeno “24 ore” qualsiasi interpretazione, in attesa di accertamenti più approfonditi.

Il Governo libanese per commemorare le vittime dell’attentato, ha proclamato per domani una giornata di lutto nazionale. A commentare la violenza è intervenuto il Vaticano: “L’attentato a Beirut merita la più ferma condanna, per l’assurda violenza omicida che manifesta e perché è contrario agli sforzi e all’impegno per conservare una convivenza pacifica nel Libano”, ha dichiarato il portavoce vaticano Federico Lombardi, auspicando che ‘non sia occasione del diffondersi ulteriore della violenza”.