Dell’uscita di Bersani sui cosiddetti «fascisti del web» – e ricordiamo che l’espressione è solo un titolo giornalistico, perché Bersani non l’ha mai pronunciata – molto si è detto negli ultimi due giorni. Aggiungo alcune cose.

Più che l’implicita demonizzazione del web – che pure c’è (vedi Mantellini e Civati), ma vabbè, in Italia si fa anche di peggio – non mi è piaciuta l’uscita da bullo: «Vengano a dircelo, non ci impressionano, vengano qui a dircelo, via dalla rete». Come se dal rimboccarsi le maniche che significa «lavoriamo sodo», Bersani volesse passare al gesto che prelude al menare le mani. E non mi è piaciuta perché:

  1. Implica mettersi sullo stesso piano dei modi aggressivi e dei «linguaggi fascisti» che tanto si criticano.
  2. Mi pare un’uscita progettata solo in parte (della serie «Di’ qualcosa di forte contro Grillo, Di Pietro e quelli che t’insultano»), ma più altro che mi pare sia stata improvvisata, come se la foga del comizio gli avesse preso la mano. Cose che capitano, certo, anche se per me in comunicazione nulla andrebbe lasciato al caso. Ma allora vuol dire che davvero i linguaggi e modi tanto biasimati gli sono entrati dentro.
  3. Nei limiti in cui l’uscita è stata progettata, qual è l’obiettivo? Mostrare un segretario forte (persino macho) e autonomo, per smarcarlo dall’appoggio al governo Monti? Caricare gli elettori del Pd più convinti, mostrando loro che la crescita del Movimento 5 Stelle non deve fare paura? Un po’ entrambe le cose, direi.
  4. E tuttavia, sempre pensando agli obiettivi, Bersani con quel gesto – che certo funziona con gli elettori del Pd più convinti – rischia (ancora una volta) di dimenticare tutti gli ex elettori del Pd ora incerti e delusi, che magari guardano con simpatia al Movimento 5 Stelle. Rischia di dimenticare che l’M5S può accogliere molti transfughi del Pd (localmente è già successo) perché non è fatto solo di gente che insulta con la bava alla bocca (dentro e fuori dal web). Come non è fatto solo di web, ma si affida moltissimo alla comunicazione capillare sul territorio (vedi la vittoria di Pizzarotti a Parma) e alla televisione (Grillo viene da lì e la sua faccia ci torna fra le notizie decine volte al giorno). Insomma l’M5S non è fatto solo di quelli che Bersani chiama «fascisti». Non varrebbe la pena di rivolgersi (anche) a queste persone?

Ora, è sempre importante curare il proprio elettorato più solido, specie in una festa di partito. Ma ciò che un segretario dice durante una festa di partito arriva immediatamente anche a chi alla festa non c’è. E poiché si va verso la campagna elettorale (anzi, ci siamo già dentro) e le elezioni si vincono soprattutto convincendo gli incerti e riacchiappando i fuggitivi, mi domando: quand’è che Bersani penserà anche a loro? Io negli ultimi anni li ho visti sempre trascurati.

Le parole esatte di Bersani a Reggio Emilia