I pm di Milano che indagano sul caso Maugeri hanno sentito per sei ore, come testimone, Emanuela Talenti, in passato molto vicina al governatore lombardo Roberto Formigoni. I titolari dell’inchiesta hanno già convocato il presidente della Lombardia (che però rifiuta di rispondere alle loro domande e ha fatto sapere che “se ne riparlerà a settembre”) e alla sua ex-fidanzata hanno chiesto chiarimenti su alcuni movimenti bancari. Versamenti, avvenuti tra il 2005 e il 2009 per un totale di oltre 100mila euro che la ex show-girl avrebbe definito un ‘aiuto’ ricevuto da colui con il quale per anni ha avuto una relazione. La Talenti, convocata negli uffici della Procura in piazza Umanitaria, non ha risposto a molte domande, giustificandosi con un “non ricordo” su alcune movimentazioni di denaro sul suo conto corrente e sulle quali i pm intendono far luce e capire se in qualche modo siano ricollegabili a Formigoni.

Il nome della donna che ora lavora come consulente nel campo della comunicazione, compare nell’informativa della polizia giudiziaria a proposito dei documenti bancari riconducibili al ‘Celeste’ e raccolti nel corso delle indagini. Gli investigatori, tra bonifici e tracce contabili, nella loro relazione hanno scritto che “l’importo complessivo, finora accertato, trasferito da Roberto Formigoni a favore di Emanuela Talenti ammonterebbe a 135mila euro”. Il presidente della Lombardia, indagato per corruzione aggravata, ha evitato di fornire ulteriori spiegazioni ai giornalisti che gli chiedevano il motivo del cambio di strategia difensiva (giustificata ufficialmente dalla necessità di “studiare” gli atti): “Hanno parlato i miei difensori in maniera chiarissima”.

Ma intanto un nuovo attacco viene da una delle persone coinvolte nell’inchiesta Maugeri e finita nei mesi scorsi in carcere: si tratta di Costantino Passerino, ex direttore amministrativo della Fondazione, arrestato lo scorso aprile assieme, tra gli altri, al faccendiere Pierangelo Daccò. “In questo procedimento i presunti corruttori privati stanno dentro, il presunto corrotto sta fuori e non rende interrogatorio”, ha spiegato ai cronisti l’avvocato Roberto Rampioni. Evidente il riferimento al ruolo di Formigoni, da parte dell’avvocato Rampioni che ha discusso davanti al Tribunale del Riesame di Milano il ricorso contro i sequestri preventivi scattati il 16 luglio scorso a carico dei sei arrestati, per un valore totale di oltre 53 milioni di euro. “Qui – ha proseguito Rampioni – si contesta l’appropriazione indebita e allo stesso tempo si tiene in piedi anche l’accusa di corruzione”.

“Non commento grazie”: sono le uniche parole di Formigoni sulle dichiarazioni di Passerino, finito in carcere il 13 aprile scorso per associazione per delinquere (finalizzata anche all’appropriazione indebita) e agli arresti domiciliari da metà luglio – è anche accusato infatti di corruzione in concorso, tra gli altri, con lo stesso Formigoni, con Daccò, con l’ex assessore Antonio Simone e con l’ex patron della Fondazione Umberto Maugeri. L’ex direttore amministrativo dell’ente sanitario, nel corso delle indagini, ha riempito con le sue dichiarazioni, pagine e pagine di verbali (tutti secretati). Il nuovo presidente della Fondazione, Aldo Maugeri, subentrato a meta’ aprile al fratello Umberto, ha inviato una lettera aperta ai dipendenti, sostenendo che la Fondazione ha cercato di “dare, giorno per giorno, anche alla magistratura e alle istituzioni finanziarie, la dimostrazione di una ritrovata assoluta correttezza e trasparenza dell’attività amministrativa”.