La notizia della chiusura del canile di Lecco e quella ancor più rumorosa dell’allevamento di beagle ci induce a pensare di vivere in un paese civile. Dove gli animali, indegnamente trattati, trovano conforto, per attenzione e sensibilità, in parte delle pubbliche amministrazioni e dei cittadini.

Poi esiste un’altra specie animale, l’uomo. In questo caso sensibilità e attenzione non fanno capolino, ragione per la quale in questo paese civile ci sono quasi 70.000 uomini e donne che vivono, in cattività e in condizioni peggiori di quelle del canile della Brambilla.

Ora, si pensa, che i primi (animali) sono innocenti nulla avendo fatto, e i secondi (animali) sono colpevoli ed è la ragione per cui sono rinchiusi. In realtà, causa una giustizia lenta e pigra, una parte prepotente di quella umanità è tecnicamente innocente, essendo composta da persone che attendono un giudizio.

Ma anche ammesso che siano tutti colpevoli non c’è ragione alcuna di farli vivere peggio dei cani, mi sembra. L’aneddotica sulla vita in carcere è ormai sconfinata. Una buona parte di ragioni di invivibilità sono le stesse che hanno portato a chiudere il canile di Lecco (metri quadri insufficienti, caldo torrido in assenza di aereazione, igiene precaria, cure inesistenti ecc). Poi ve ne sono altre, ancor più lesive di diritti e dignità, che ci dovrebbero imporre un unico sentimento; profonda vergogna per quello che succede ad altri uomini.

Un mediocre senso di giustizia ci impone di non accontentarci della sola reclusione. La sofferenza deve essere massimizzata alla pari del profitto in economia. E, almeno in questo si eccelle, il sistema penitenziario italiano ci riesce perfettamente. Di amnistia, sempre a causa di quel mediocre senso di giustizia, non se ne può parlare anche quando è chiaro a tutti che nuovi carceri e nuove strutture non se ne fanno e non se ne faranno. La depenalizzazione è termine ormai in disuso e quindi godiamo di uomini in carcere per 4 grammi di cannabis o per avere lo status di clandestino. Per un assegno “ farlocco” o per un furto in una pompa di benzina. Perché si deve sapere che non tutti i 70.000 detenuti sono assassini, violentatori, pedofili o grandi trafficanti di droga. Ma a tutti è assicurata quel “surplus” di pena che nella nostra indifferenza trova valide ragioni di essere e di esistere.