Uno, due… e tre! Londra torna a celebrare la gloria di Pindaro dopo il 1908 e il 1948 e diventa la prima città al mondo a ospitare per la terza volta una Olimpiade. Saranno un successo, ma piano con gli entusiasmi. Nelle intenzioni dovevano essere le più belle di tutti i tempi, invece saranno ricordate come quelle della crisi mondiale. Non è una novità per le edizioni londinesi dei Giochi. Per una strana alchimia della storia, infatti, ognuna di esse è stata percepita in maniera diversa: grandeur da fine impero nel 1908; povertà e ricostruzione nel 1948; crisi e paura nel 2012.

Partiamo dalla prima edizione. Si svolge quando la Gran Bretagna è la capitale di un impero che abbraccia il mondo, e non a caso viene considerata il centro dell’universo. Da un po’ di anni si è però trasformata in grande usuraio mondiale grazie alle robuste rendite percepite dalle sue banche. I Liberali di Lloyd George, appena andati al potere, non vogliono però saperne di scucire denaro. A pagare sarà l’Esposizione franco-britannica: costeranno 80mila sterline (e alla fine si riveleranno un affare).

Malgrado ciò l’edizione del 1908 non sarà un’appendice degli Expo universali e mondiali, come era accaduto nelle edizioni precedenti. Sarà la prima Olimpiade vera, o almeno verosimigliante a quella pensata dal barone De Coubertin. Con nazioni e atleti certi (e non come ad Atene 1896, dove potevano partecipare anche turisti di passaggio). E soprattutto senza «le giornate antropologiche» di Saint Louis 1904, quando alle competizioni erano state affiancate gare tra varie razze, dai pellerossa ai pigmei. Una macchia per i Giochi.

Così a Londra 1908 per la prima volta si fa sul serio. Alla kermesse partecipano 22 nazioni e 2059 atleti (36 le donne), quattro volte più di St Louis. Con una novità assoluta: la squadra italiana (67 atleti e 2 ori, uno con il ginnasta Braglia e una con Porro, un milanese di Porta Ticinese bravo nella lotta greco-romana). E’ anche l’Olimpiade di Dorando Pietri, il garzone di Carpi che vince e poi perde la maratona, passando proprio per questo alla storia. 

Tutt’altra aria, invece, si respira nella seconda edizione dei Giochi in suolo inglese. Nel 1948 la Seconda Guerra Mondiale è appena finita e Londra è in ricostruzione dopo i bombardamenti tedeschi. Le strutture dove si svolgono le gare non sono l’ultimo ritrovato della tecnologia, ma sono fatiscenti, così come le baracche in cui alloggiano gli atleti (ex ricoveri per sfollati). Dopo la sospensione per il conflitto c’è però molta voglia di gare e alla kermesse partecipano 59 nazioni e 4383 atleti (468 le donne), qualcosa più di Berlino ‘36. Per una spesa di 800mila sterline e qualche guadagno.

Tuttavia l’Italia non è Paese gradito, perché pesa ancora l’esito della Guerra, e fino all’ultimo i nostri atleti non sanno se vi saranno ammessi. Solo dopo interminabili consultazioni il Cio decide per il sì. La nostra squadra ci va in treno con un viaggio interminabile nell’Europa distrutta. Il Coni la manda senza soldi e poco cibo, così al villaggio olimpico ci si deve affidare al buon cuore della squadra argentina, che invece si è portata da casa una grande quantità di carne. Gli italiani si faranno comunque onore, risollevando l’immagine del Belpaese: vinceranno 8 medaglie d’oro. Ma quando Adolfo Consolini e Beppone Tosi, dopo aver dominato una delle gare un tempo considerate più epiche, ossia il lancio del disco, salgono sui due gradini più alti del podio, sono costretti ad aspettare un’ora sotto la pioggia: non si trova il disco dell’Inno d’Italia.

Infine, dopo 104 anni dalla prima volta e 64 dalla seconda, a Londra si svolgerà la XXX edizione delle Olimpiadi. Vi parteciperanno 148 nazioni, quasi sette volte più del 1908 e più del doppio del ’48. Quanto costeranno non è facile sapersi. Le stime parlano di 23 miliardi di sterline, ossia 30 miliardi di euro. Non sono cifre da austerity, ma sono comunque qualcosa meno di quanto spese la Cina quattro anni fa: 40 miliardi di dollari.