Ogni settimana Oliviero Toscani selezionerà le foto dei lettori del Fatto. Potete mandare le vostre immagini più strane, irriverenti e dissacratorie. Le migliori saranno pubblicate sul giornale e nella gallery sul sito. CLICCATE QUI PER INVIARCELE

Sa qual è la verità?

Qual è, Oliviero Toscani?
I bocconiani ci stanno uccidendo. Non c’è più fantasia né umanesimo. Non ci sono gli artisti.

Qualcuno sarà rimasto.
No. Soltanto bocconiani. Ovunque. Meglio passare 4 anni a San Vittore che trascorrerne uno in quell’Università. Ne escono certi prodottini, dio ci scampi.

Parla di Monti?
Ma lo guardi in faccia. Con uno così di cosa vuoi parlare? Di arte? Di cinema? Di figa? È un ragioniere. Per quelli come lui l’esistenza la vita sono i minuti utili a spendere, incassare, far ripartire il Pil. Per l’accozzaglia di Monti ho anche lo slogan.

Ce lo rivela?
Governo impresa pompe funebri La Rapida.

Allegro.
Lei trova che ci sia qualcosa da ridere?

(Oliviero Toscani, 70 anni, fotografo. Impressionista ordinato: “L’artista non può essere confusionario. Mi ricordo Picasso. Terminato il lavoro, puliva ogni singolo pennello”. Osservatore turbato di una politica che pure, dai radicali a Salemi, seppe irretirlo. L’Eterno Franti che alla carezza preferisce il pugno oltre la siepe, vede Guernica. “Rappresentanti improponibili, sopravvissuti troppo a lungo, già morti. È un periodo in bilico tra il ridicolo, il patetico e lo spaventato il nostro. La gente è terrorizzata. Racconterò il momento scegliendo una foto alla settimana per il Fatto. Scatti altrui, sia chiaro. Cinesi all’assalto delle spiagge, ad esempio. Gente dei nostri tempi. Sono peggio di noi i cinesi, ma ci mangeranno per poi naturalmente divorarsi tra loro)

Come le pare?
Vuole fare il ducetto anche lui. Anzi, Grillo è un Duce.

Sarà contento.
Non è colpa mia se parla come Goebbels. Dice cose giuste in divisa da nazista. Ma l’Italia ha sempre avuto bisogno di un Duce. Nero, giallo o rosso. Craxi era un Duce e anche Berlinguer, a suo modo, era tale.

E Berlusconi?
Un Superduce. Gli italiani sono così. Scelgono il condottiero, lo incensano e poi, ogni 20 anni, come a Piazzale Loreto, lo mettono a testa in giù.

All’epoca in cui non c’era la televisione, il film di Piazzale Loreto venne girato da suo padre.
Oggi la tv c’è ed è la nostra eroina. Una droga che distorce impressioni e amicizie. Berlusconi, che travestendo da Ronaldinho le sue ospiti, qualche frammento grottesco ai posteri l’ha lasciato, ha una responsabilità precisa. Per il resto, Silvio non valeva neanche come amministratore di condominio.

La paura è una risorsa?
Ci tiene svegli, meno addormentati di quanto non fossimo mesi fa, subornati dal minculpop che ripeteva: “Va tutto bene”. Le liste civiche sono un segnale. Grillo è un altro. La nostra metafora.

In che senso?
L’Italia è permeata dall’anti-politica. Un Paese discriminatorio. Un Paese di merda. Grillo, almeno, è un censurato storico. Mi ricordo che anni fa, in occasione di un premio alla creatività, una di queste cagate presentate dalla Carlucci, lo chiamai per intervenire.

Le rispose?
Gli dissi “Beppe, tu vieni e mi insulti. Dici che sono un venduto, un mercante di immagini, un cialtrone”. Lui mi sembrò contento, ma avvertì: “Non ci riuscirai mai”. Così ne parlai con i dirigenti Rai.

Risposta?
“È impensabile”. Aveva ragione. Più di Grillo mi fa paura Monti. Uno che non ha capito neanche i Beatles e i Rolling Stones. Ma si rende conto da chi siamo governati? Da teste di…

Toscani, no.
Non si può dire neanche legno adesso? Ma li guardi. Si concentri. Passera, Fornero. Ho i brividi. Siamo caduti dal parrucchino di Berlusconi alle bende delle mummie attuali. Mamma mia.

Comunque Grillo non lo vota.
E invece sì, ma chi devo votare? Ha visto a sinistra?

Panorama balcanizzato?
Defunta anche lei. D’Alema è come Andreotti, ma non è stato mai eletto perché nessuno lo vuole. Con quell’aria di superiorità, di sufficienza, fa ridere i polli. E riesce in un’impresa eccezionale.

Quale Toscani?
Stare sui coglioni all’intera cittadinanza nazionale.

Veltroni lo salviamo?
Qui entriamo nel tunnel dei falliti, nel club dei trombati, nel rotary dei menagrami, nella piccola bottega degli orrori. Veltroni è un lumacone. Avrebbe potuto farsi ricordare, ma non ce l’ha fatta. Come Bersani.

Non le piace neanche Bersani?
Delusione. Lo conobbi da presidente di regione, molto in gamba. Non capisco cosa gli sia successo. Si vede che ha perso le palle. In segreteria, è evidente, le sfilano a tutti. Ma guardi, il quadro è ampio, prenda Montezemolo o Fini.

Non vanno bene neanche loro?
Il primo l’ho soprannominato “Libera e bella”. Fluenti capelli al vento, shampoo, pesce al venerdì, estati in yacht. Montezemolo è un dilettante e Fini era fascista. Meglio tardi che mai, ma recuperare è dura. Il problema è che sono fisicamente respingenti. Parlano di Made in Italy e poi in prima pagina mettono la cravatta salmone di Fini. Un po’ di senso estetico per dio.

da Il Fatto Quotidiano del 27 giugno 2012