Passa all’esame della Camera il decreto editoria che regola i contributi del settore fino al 2014 e, dopo essere stato approvato al Senato, dovrà essere convertito in legge entro il 20 luglio. Il testo introduce, tra l’altro, nuovi criteri di accesso ai contributi, ancorandoli alle copie effettivamente vendute e non più a quelle distribuite. 

Tra le novità, l’abbassamento dal 30% al 25% del rapporto tra copie vendute e copie distribuite per l’accesso ai contributi all’editoria dal 2013 per le testate nazionali. Oggi, invece, basta vendere il 15%. Per le testate locali, invece, il rapporto tra copie tirate e copie vendute in edicola deve essere almeno del 35%. Inoltre, scende da 5 a tre il numero di regioni in cui deve essere distribuita una testata per definirsi “nazionale”. Regole nuove anche per le cooperative editrici: per accedere ai contributi pubblici, oltre a garantire il fatto di essere composte esclusivamente da giornalisti, poligrafici, grafici editoriali con prevalenza di giornalisti e di avere la maggioranza dei soci dipendente della cooperativa con contratto a tempo indeterminato, “devono comunque essere in possesso del requisito della mutualità prevalente per l’esercizio di riferimento dei contributi”.

Salta poi il requisito temporale dei 5 anni per le cooperative, quando queste acquistino la testata, per ricevere i contributi. Tra le altre novità approvate in aula, un emendamento dei relatori riscrive le modalità di calcolo dei contributi per quanto riguarda i ‘costi’ di gestione. Il calcolo dovrà essere legato oltre che ai costi dei dipendenti a tempo indeterminato, all’acquisto della carta, alla stampa e alla distribuzione anche a quelli per gli abbonamenti ai notiziari delle agenzie di stampa. Inoltre, come ricorda la firmataria, Anna Rita Fioroni (Pd), è stato approvato un emendamento per “garantire la partecipazione di tutti gli anelli della filiera distributiva nella gestione della rete di vendita telematica che prevede la tracciabilita’ delle vendite e delle rese di quotidiani e periodici”.

Un’altra novità riguarda la pubblicità online, comprese le risorse raccolte da motori di ricerca, da piattaforme sociali e di condivisione: rientrerà nel paniere dei ricavi del Sic (il sistema integrato di comunicazioni) su cui si calcola anche il tetto ‘anti posizioni dominanti’ del 20%. Inoltre viene previsto che le concessionarie di pubblicità sul web dovranno essere iscritte nel registro degli operatori di comunicazione. Approvato anche un emendamento che punta alla delegificazione per i ‘piccoli’ periodici online e un altro che introduce semplificazioni in materia di tariffe postali per l’editoria no profit. Via libera poi a due ulteriori proposte: la prima per contributi pari a 2 milioni l’anno a favore di periodici italiani pubblicati all’estero; la seconda sul mantenimento del contributo alle imprese radiofoniche private che abbiano svolto attività di informazione di interesse generale (come Radio radicale). Infine, con un’altra modifica, si prevede che dalla chiusura del contenzioso con Poste italiane sul rimborso delle tariffe agevolate relative ai primi tre mesi del 2010 devono derivare risparmi per almeno 10 milioni di euro. Approvati anche degli ordini del giorno sui contributi per le radio, sulla possibilità di destinare il 20% della spesa pubblica per la comunicazione istituzionale a giornali di cooperative e giornali di partito, e sull’accesso ai contributi per l’editoria digitale per le iniziative diffuse a mezzo computer, tablet e smartphone.