Referendum che va, referendum che viene. Forse. Per ora è solo il primo passo: sono state presentate quasi 13mila firme al tribunale di Cagliari per la prima consultazione popolare sull’indipendenza della Sardegna dal resto d’Italia. Un’iniziativa, in solitaria, del movimento Malu entu e del suo storico leader Doddore Meloni. Nessuna legge da abrogare e un solo quesito di natura consultiva che recita così: “Sei d’accordo, in base al diritto internazionale delle Nazioni Unite al raggiungimento della libertà del popolo sardo, con l’indipendenza?”. Meloni, 68 anni, punta a una chiamata alle urne entro quest’anno o, al massimo, all’inizio del 2013. Il responso ora alla Regione Sardegna.

La campagna nei paesi e all’estero. Secondo gli attivisti le firme raccolte sono oltre 27mila. Frutto di una campagna fatta paese per paese: “Abbiamo portato le locandine nel 95 per cento dei centri, abbiamo lasciato i moduli di adesione nei comuni e soprattutto abbiamo fatto campagna all’estero, attraverso i circoli dei sardi”- dice Meloni. Da New York a Marsiglia, da Buenos Aires a Londra e Rotterdam. Al momento però di firme ne sarebbero state depositate 12.999, un numero non casuale, ma scaramantico. Scelto “per sfidare la cattiva sorte”, come hanno spiegato i rappresentanti del movimento indipendentista. La soglia da raggiungere era di 10mila. Ma, insiste il leader Meloni: “In questi giorni continuano ad arrivare le adesioni”.

La decisione. La raccolta è iniziata non appena si è insidiato il governo Monti, ormai sei mesi fa. Ma di referendum consultivo per l’indipendenza se ne parla ormai da anni nella galassia delle sigle e dei movimenti. E ci sono stati altri tentativi, non conclusi. E così ognuno porta avanti la sua battaglia. Da iRs (indipendentzia Repubrica de Sardigna) a ProGres, da A Manca pro s’Indipendentzia a Sardigna Natzione, fino ai sardisti del PSd’Az, partito sardo d’Azione. C’è chi raccoglie le firme per un’Agenzia delle entrate tutta sarda (ProGres guidato da Franciscu Sedda), chi fa la battaglia contro il metanodotto Galsi e chi combatte contro le basi militari. Ma la domanda diretta fa paura. Non tutti i leader condividono a appoggiano il momento scelto, e pensano, come Gavino Sale dell’iRs che la consultazione possa rivelarsi una trappola. Che la Sardegna non sia ancora pronta.

Parola ai sardi. Non è così per i simpatizzanti di Malu entu: “Nessuno ha mai posto ai sardi questa domanda: volete far parte dell’Italia o no? Nel quesito noi facciamo leva ai trattati internazionali, siamo una minoranza etnica”, dice convinto Meloni. Ma a chi serve questo referendum? “È per tutti, non per quelli che sono già indipendentisti”. E sono una maggioranza silenziosa secondo i promotori, anche se alle elezioni la somma di tutti i partiti indipendentisti non supera il 10 per cento. La convergenza mancata. Del referendum se ne parla da anni. C’era stato anche il tentativo in tre piccoli paesi tra Oristano e Nuoro: Lodine, san Nicolò d’Arcirdano e Morgongiori. Poi era saltato tutto. E se ne era discusso anche durante i lavori de Sa Convergentzia indipendentista, l’incontro delle sigle a caccia di una base comune per la “liberazione nazionale e individuati i punti di condivisione strategica necessari a conquistare la sovranità e la libertà”. Poi nulla.

I precedenti di Doddore. Meloni non è nuovo a battaglie da protagonista. Dopo varie richieste è riuscito a ottenere l’uso della lingua sarda, come tutela della minoranza linguistica, anche nei processi civili. Un diritto finora concesso solo per i procedimenti penali. Il tribunale di Oristano ha dato l’ok: si potrà parlare campidanese in aula, nonché si potranno tradurre gli atti, con ulteriori costi per le casse dello Stato. Anche le notifiche a carico di Meloni e sua figlia per presunta evasione fiscale, bancarotta fraudolenta e frode in commercio sono state notificate in limba dalla Guardia di Finanza. E andrà così, probabilmente, anche per un altro processo, questa volta penale, in cui Meloni e altri esponenti dovranno rispondere per danneggiamento ambientale e abuso edilizio. Reati compiuti nel 2008 durante l’occupazione dell’isola di Mal di Ventre, ribattezzata Repubrica de Malu entu, con tanto di ministro degli Esteri e portavoce.