Come sostengo da sempre, la Chiesa ha inventato il marketing e lo applica sapientemente in tutte le sue forme compresa la pubblicità tradizionale. Da decenni utilizza spot di impianto classico per il fund raising e per il reclutamento, come questo firmato recentemente dalla Conferenza Episcopale Spagnola. Tra parentesi, mi chiedo se basterà questa campagna ad arginare la grande crisi di vocazioni che dal 2002 a oggi, in Spagna, è arrivata a registrare un calo del 25% nelle ordinazioni.

Intanto, il Vaticano ha deciso di lanciarsi anche sul social web. La strategia del neonato ministero per la comunicazione governato da monsignor Fisichella, sta cominciando a svelarsi. E da una collaborazione fra il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali e il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione scaturisce Aleteia, un portale d’informazione che vuole fornire risposte semplici a qualsiasi domanda che riguardi la fede cattolica oggi. Chiedete e vi sarà detto.

Al primo impatto visivo il lay out risulta agile e moderno. Non mancano titoli che, da un punto di vista stilistico, strizzano l’occhio alle headline della pubblicità, come “Dalla roccia più dura, l’acqua che disseta” (potrebbe andare benissimo per la réclame di un’acqua minerale). Ma veniamo ai contenuti che sono molto significativi. Fra le chicche più ghiotte c’è un goffo tentativo di mostrare una nuova apertura verso le culture “diverse”, affrontando uno dei babau che la Chiesa combatte da sempre: i culti magici africani. E qui si approfitta dello spezzettamento del testo imposto dal web, proprio per dissimulare la solita, immutabile, chiusura ideologica.

Il Voodoo viene presentato con un’apparente neutralità degna della migliore antropologia culturale, sfiorando perfino il relativismo: «Così come la Chiesa cattolica incoraggia l’inculturazione dei valori che si trovano nelle religioni tradizionali africane e nelle culture, allo stesso modo riconosce degli aspetti positivi nel voodoo». Ma non c’è pericolo, al secondo giro ecco subito il distinguo: «Il dialogo tra la Chiesa cattolica e il voodoo, incentrato in particolare sullo sviluppo umano integrale, si scontra a volte su elementi difficilmente conciliabili». E qui ti volevo!

In poche battute, la conclusione: «Una indagine approfondita e accurata delle religioni tradizionali africane aiuterebbe ancora di più il dialogo e la necessaria distinzione tra l’aspetto culturale e la stregoneria». Dunque, nel Voodoo ci sarebbe una parte per così dire folkloristica e innocua che per la Chiesa rientra nella “cultura”, e una parte oscura e ostile che invece rientra nella stregoneria. Perché la stregoneria non può essere accettata come elemento di una cultura. L’incapacità del cattolicesimo di vedere le altre religioni nella loro interezza porta a considerarle culturalmente monche e quindi bisognose di cure teologiche.

Se queste sono le premesse con cui verranno usati gli strumenti per la “nuova evangelizzazione”, abbiamo la netta sensazione di avere ancora davanti la buona vecchia Chiesa intollerante dei tempi bui. E non importa che si sia dotata di nuove tecnologie. È solo passata dal Medio Evo al Media Evo.