Il leader del Fronte della Sinistra, Sergei Udaltsov

Non sono i 40mila delle grandi catene umane pre-elettorali, ma nemmeno i 5mila che sembravano aver aderito all’evento su Facebook. Oggi a Mosca gli anti-Putin hanno sfilato su Novy Arbat, una delle arterie principali della capitale, per protestare contro l’ennesima vittoria del ‘nuovo zar’ di Russia, ottenuta lo scorso 4 marzo con il 63,8 per cento delle preferenze e molte accuse di brogli. Sin dalle prime ore del mattino 2.500 poliziotti hanno presidiato la grande via commerciale che porta al Cremlino. I negozi e ristoranti, per precauzione, sono rimasti chiusi.

Le forze dell’ordine parlano di 10mila partecipanti, gli organizzatori di 25mila, qualcuno addirittura di 50mila. Oggi sul palco, sul quale campeggiava uno striscione con la scritta “Queste non sono state elezioni. Questo non è un presidente”, ci sono nuovi oratori. Alcuni sono volti noti del dissenso, altri sconosciuti. C’era Ksenia Sobchak, l’ereditiera, figlia dell’ex sindaco di San Pietroburgo, che invitava ad un’azione concreta: “Serve una riforma giudiziaria e politica, un’informazione veramente libera. Lo avevo detto a dicembre e mi avete fischiato”. C’era l’avvocato delle Pussy Riot, il gruppo dissidente di femministe punk. Alcune esponenti sono state arrestate lunedì scorso, dopo una performance anti-Putin nella Basilica del Redentore a Mosca. E c’era persino Ksenia Vinkova, l’osservatrice filo-governativa, passata all’opposizione dopo i brogli del 4 marzo.

Non c’è più Alexey Navalny, il volto più noto dell’opposizione, arrestato e poi rilasciato durante la manifestazione del 5 marzo, ma i suoi slogan come “Il potere siamo noi” sono stati ripresi da Sergei Udaltsov. Il leader del Fronte di Sinistra, anche lui arrestato lunedì scorso, è salito sul palco e ha gridato: “Queste non erano elezioni, ma un’orgia di cialtroni e di ladri”, riferendosi chiaramente ai brogli verificatisi il 4 marzo e segnalati anche da Osce e osservatori internazionali. Poi ha incitato la folla chiedendo “Chi è Putin”, ha aspettato la risposta corale – “Un ladro” – e ha promesso: “Entro maggio (quando Putin si insedierà di nuovo al Cremlino, ndr) dovremo essere un milione, prenderemo le piazze di Mosca e ci resteremo. E’ l’unico modo per protestare pacificamente”. Dopo aver parlato Udaltsov si è diretto con altri oppositori verso piazza Pushkin e proprio qui è stato fermato dalla polizia. A San Pietroburgo, intanto, ci sono stati 50 fermi per un corteo non autorizzato.

A Mosca il corteo è stato autorizzato dalle forze dell’ordine erano state chiare: “Ogni tentativo di marciare oltre tempi e luoghi indicati dall’autorizzazione sarà impedito”. Oggi però a creare qualche problema sono stati più che altro i nazionalisti: “Non parteciperemo più a questo tipo di manifestazioni – ha dichiarato il leader del movimento Dmitry Demushkin – E’ chiaro che anche i liberali le hanno abbandonate”. Alcuni manifestanti nazionalisti sono stati richiamati dalla polizia per aver sventolato il vessillo imperiale. Altri, più di 500 secondo il quotidiano liberale Novaya Gazeta, hanno lasciato la manifestazione perché “molti degli organizzatori erano ebrei”. Venticinque sono stati arrestati vicino alla stazione della metropolitana Kievskaia.

Gli oppositori, come sempre, hanno dato libero sfogo alla fantasia e hanno esibito cartelli con scritto “Ancora 12 anni di Putin? No grazie”, qualcuno indossava delle maschere con scritto “Mi hanno rubato la voce”, un chiaro riferimento ai tanti voti perduti con brogli.

In molti, però, cominciano a interrogarsi sui numeri deludenti della manifestazione di oggi. Qualcuno è ottimista, come Dimitij, studente 21 enne che fa sapere: “Putin ha paura di noi, possiamo farlo dimettere”. Altri cominciano ad avvertire l’urgenza di formare un’alternativa politica vera e non più solo un’opposizione di piazza. Del resto anche Navalny lo aveva detto lunedì in piazza Pushkin: “Abbiamo sopravvalutato le nostre forze, credendo che tutto il paese sapesse quello che sappiamo noi di Putin e della sua banda. Dobbiamo fare di più”.