L'ex presidente di Confesercenti Sicilia, Giovanni Sicilia

Il direttore di Catania parla di politica con il boss, il presidente regionale chiede il commissariamento della sezione catanese, ma la presidenza decide a maggioranza di sfiduciare il vertice così rigorosamente antimafioso. Accade alla Confesercenti siciliana, un tempo presidio di legalità democratica, citata da Libero Grassi nella sua ultima lettera aperta prima di essere assassinato nel 1991 dai killer mafiosi per essersi opposto al pagamento del pizzo: “L’unico sostegno alla mia azione, a parte le forze di polizia, è venuto dalla Confesercenti palermitana”.

Dopo il rifiuto di ospitare nella propria area commerciale ‘Addio Pizzo‘, un’altra vicenda pirandelliana e dai contorni ancora oscuri scuote la Confesercenti catanese, visto che “legalità antimafiosa” è stata la parola d’ordine dell’associazione fino a pochi giorni fa, quando Giovanni Felice, presidente regionale da anni, è stato mandato a casa dalla giunta con 43 voti su 60 nel silenzio della presidenza nazionale, ufficialmente per “motivi politici”: “era a favore dei centri commerciali, mentre la linea della Confesercenti è sempre stata contraria”, spiega Salvatore Politino, il direttore della sede catanese sorpreso dai Ros a parlare con il boss Rosario Di Dio nel suo distributore di carburanti delle sue prospettive di carriera politica: “intanto ti faccio presentare in una commissione dove puoi fare politica – gli dice il boss di Palagonia, già arrestato per mafia nel 1997 e poi condannato, lo stesso mafioso accusato di avere incontrato di notte il governatore siciliano Raffaele Lombardo che davanti a lui avrebbe ‘mangiato’ sette sigarette” – alla fine a te cosa interessa? Uno strumento nelle mani per fare politica”. “Una vera programmazione delle aspettative politiche, istituzionali e di sottogoverno di Politino – ha detto Felice nel suo intervento in giunta regionale – nulla di strano se l’interlocutore fosse un segretario di partito, il problema è questa pianificazione della carriera avviene di concerto con un noto mafioso e con una logica di condivisione dei risultati ottenuti”.

Di fronte a queste intercettazioni Politino si è autosospeso; Felice, invece, che chiedeva il commissariamento della sede etnea è stato incredibilmente sfiduciato. “Consideriamo l’orientamento della presidenza Confesercenti simile a quello di politici e importanti istituzioni che anche in tempi recenti hanno negato l’esistenza della mafia – ha commentato la Cgil di Palermo – riteniamo corretto il commissariamento di Catania come un esempio da dare, come tante volte invocato dalle associazioni democratiche, a quella politica che aspetta le condanne penali e magari il carcere a sentenza definitiva per prendere le distanze da frequentatori di mafie e di logge segrete, nascondendosi dietro formali e strumentali garantismi”. Su Politino, e sulla sua gestione amministrativa della sede catanese dell’associazione di commercianti, Felice ha inoltre presentato un esposto alla procura di Palermo in cui denuncia la destinazione di somme di denaro derivanti dalle quote associative o da attività di intermediazione finanziaria verso conti correnti diversi da quello ufficiale della Confesercenti, alcuni dei quali intestati direttamente allo stesso Politino.