Politica & Palazzo | di Redazione Il Fatto Quotidiano | 3 gennaio 2012
Napolitano difende i sindacati e chiede a Monti: “Ripensare gli ammortizzatori sociali”
Braccio di ferro tra governo e parti sociali sulle modalità di dialogo per discutere la riforma del mercato del lavoro. L'esecutivo punta a incontri bilaterali, Cgil, Cisl e Uil vogliono un tavolo di concertazione collettivo
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano
Non un tavolo di concertazione, quindi, bensì un vis a vis con ogni singolo segretario. I sindacati, però, non ci stanno. “Monti non convochi i sindacati separatamente. Gli incontri separati stile Sacconi rendono solo tutto più complicato e più lungo” è l’appello lanciato in un posto su Twitter dalla Cgil nazionale, secondo cui “serve un piano del lavoro che tamponi la crisi, crei nuovi posti per giovani e donne, dia prospettiva e speranza al Paese”. Il programma, secondo il sindacato di Susanna Camusso, deve prevedere “assunzioni incentivate per giovani e donne con contratto di inserimento formativo sui progetti paese che riduca la precarietà” e si deve prevedere inoltre “difesa di posti di lavoro in crisi e ammortizzatori per chi perde il posto, a ogni età e per ogni azienda”.
Nonostante la ferma presa di posizione della Cgil, però, il governo di Mario Monti sembrerebbe orientato a non cambiare linea, confermando la strategia degli incontri separati. Gli appuntamenti – è quanto si apprende da fonti di governo – dovrebbero iniziare la prossima settimana e avranno come unico argomento di discussione la riforma del mercato del lavoro. L’esecutivo, infatti, non intende sovrapporre dossier diversi. Il compito di confrontarsi con le parti sociali è stato affidato al ministro competente, Elsa Fornero. Anche il presidente del Consiglio Mario Monti potrebbe prendere parte alla concertazione, ma sola nella fase finale. L’intenzione di vedere separatamente le parti sociali dipenderebbe dalla necessità – sottolineata due giorni fa dallo stesso Monti nella telefonata con i leader sindacali – di arrivare in tempi stretti ad un’intesa. E nel governo si ritiene che una convocazione collettiva complicherebbe, rallentandola, la concertazione. Cgil, Cisl e Uil non la pensano così: il conflitto è ancora all’inizio.





