“La Chiesa è confusa. È incredibile, è perfino vietato chiedere che il Vaticano paghi l’Ici. È l’annullamento della democrazia. In questi tempi bisognerebbe cacciare i mercanti dal tempio, invece stanno facendo in modo che se lo comprino”. Pippo Baudo nei panni di Savonarola. Parla con toni pacati, ma usa parole nette. Del resto chi l’avrebbe mai detto: il Pippo più famoso d’Italia destinatario di un anatema. Sì, il protagonista della televisione degli ultimi decenni, moderato per definizione, cattolico dichiarato. Ma con lui nel mirino dell’Avvenire, il quotidiano vicino alla Conferenza Episcopale, è finito anche Corrado Clini, ministro della Repubblica. Non tocchi di fioretto, ma colpi di mortaio.

Il motivo? Hanno chiesto che la Chiesa paghi l’Ici. Siamo a Genova, martedì scorso. Gino Paoli organizza uno spettacolo per le vittime dell’alluvione. E ci sono anche loro, l’inedita coppia Baudo-Clini. Pippo dal palco lancia un appello contro l’esenzione dall’Ici degli immobili della Chiesa (mica tutti, solo quelli usati per finalità anche in parte commerciali). Le parole sono pacate, il messaggio, però, chiaro: “Il Cardinale (Bagnasco, ndr) è qui vicino … e magari qualcuno glielo va a dire. Hanno alberghi, hanno cose. L’Ici la devono pagare, perché tutti gli enti che producono frutto e quindi reddito devono pagare la tassa. Dobbiamo convincere la Chiesa a dare”. Ovazione del pubblico. Poi Pippo passa il microfono a Clini che non si tira indietro: “Sono molto d’accordo, spero che su questo non ci siano opposizioni. Anche perché è un segnale di solidarietà vera, di superamento di privilegi non hanno più posto, soprattutto oggi. Per questo dico che è giusto che anche la Chiesa paghi l’Ici”. Altra ovazione.

Ma qualcuno non ha gradito. E ieri ecco il commento di Marco Tarquinio, direttore dell’Avvenire. Il titolo lascia già poco spazio ai dubbi: “Triste e deformante duetto”. È solo l’inizio: “Ho visto un ammiccante Baudo e un imperturbabile Clini. Le falsità messe in fila dal noto presentatore culminano nella secca adesione alle stesse falsità da parte del neo-ministro. Incresciosa la disinformata e grossolana polemica di Baudo, sbalorditiva l’altrettanto disinformata e remissiva adesione di Clini. E il ruolo da spregiudicato mattatore giocato dall’uomo di televisione, non assolve colui che rappresentava il Governo”. Un’invettiva vera e propria: “In una serata dedicata a celebrare la solidarietà, c’è chi non ha trovato di meglio che attaccare con argomenti pretestuosi e mistificatori chi più di ogni altro nel nostro Paese promuove e garantisce solidarietà, prossimità e accoglienza: la Chiesa”. Dunque, prosegue Tarquinio, “non spetta a me dire se questi signori meritino querele, certo non meritano stima per quello che hanno messo in scena: servire la Repubblica e stare su un palco da “conduttore” dovrebbero, sia pure in modo diverso, imporre a tutti senso di responsabilità e rispetto della verità”.

Baudo, che non è mai passato per un estremista, sfiora la scomunica. Ma ieri non si è tirato indietro: “Sono io che dovrei querelare. Sono offeso, ma perdono perché è Natale e poi il direttore dell’Avvenire non ha capito quello che ha scritto. C’è molta improvvisazione, un carattere oltranzista. Ho fatto un intervento civilissimo come cittadino cattolico che dà l’ 8 per mille alla Chiesa nella dichiarazione dei redditi. Ma il problema Ici esiste, tanto che il cardinale Angelo Bagnasco, che è una persona civile, ha detto “parliamone”. A questo Governo è stato consegnato uno Stato in condizioni comatose. Dobbiamo contribuire tutti, per primi quelli come me che stanno bene, magari con una patrimoniale. Ma tocca anche al Vaticano, lo dice il Vangelo, “date a Cesare quello che è di Cesare”. Basta, la Chiesa deve contribuire, deve pensare meno ai crocifissi d’oro, ai ricchi paramenti, e dedicarsi agli ultimi”. Baudo fa una pausa. Ci pensa. Poi, sì, decide che bisogna dire ancora qualcosa: “Questa Chiesa è confusa, non ha più quelle grandi intelligenze che le hanno permesso in passato di superare le crisi più devastanti, come quella della pedofilia. E poi … ha perso il suo obiettivo principale, che è l’uomo che soffre”. Pippo Baudo si ferma, quasi avesse concluso. Ma questa storia proprio non gli va giù: “Sono finiti i regimi dittatoriali, oggi esiste la discussione, i pareri discordi si mettono a confronto. Invece c’è chi sostiene un principio … impressionante: tu non puoi nemmeno parlarne. Gli unici depositari del verbo siamo noi”.

da Il Fatto Quotidiano del 24 dicembre 2011