Fuori Corrado Passera, dentro Enrico Cucchiani. Il top manager del gruppo Allianz prende il posto del neoministro sulla poltrona di consigliere delegato di Intesa. Tutto secondo copione, quindi. Nessuno tra i grandi soci della banca, a partire dalla fondazione torinese Compagnia di Sanpaolo, se l’è sentita di fare le barricate di fronte a una scelta che è stata subìta più che condivisa. Vincono, una volta di più, i grandi vecchi della finanza cattolica: il presidente Giovanni Bazoli, spalleggiato da Giuseppe Guzzetti, gran capo della milanese Fondazione Cariplo, altro azionista di rilievo del gruppo bancario più importante d’Italia. Ci sarebbe molto da dire su questa vicenda di potere in salsa italiana, ma conviene partire da una considerazione di carattere anagrafico. Considerazione banale, forse, che però aiuta a capire come viene selezionata la classe dirigente dalle nostre parti.

Ebbene: Cucchiani, classe 1950, con i suoi 61 anni era il più anziano tra i 10 componenti del consiglio di gestione (Vorstand) di Allianz e, nelle previsioni di molti, il suo mandato in scadenza nel 2012 era destinato a non essere rinnovato proprio per motivi di età. Ma adesso che torna in Italia dalla Germania, il nuovo capo di Intesa si ritrova in un consiglio di gestione (nove componenti) con un’età media più vicina ai 70 che ai sessant’anni. Per non parlare di Bazoli e Guzzetti, quelli che hanno materialmente gestito la scelta del successore di Passera. Il primo è ormai in vista del traguardo degli 80 anni: ne compie 79 tra un mese. Guzzetti invece è arrivato a 77 primavere.

Morale della storia: un manager come Cucchiani che in Germania viene considerato ormai sulla soglia della pensione, in Italia diventa il numero uno della banca più importante del Paese e a confronto dei colleghi consiglieri fa quasi la figura del ragazzino. Età a parte, l’arrivo del manager Allianz al timone di Intesa resta comunque una sorpresa. Dieci giorni fa, quando Passera è andato al governo, Cucchiani non era il favorito nella corsa alla poltrona di numero uno. Il successore designato sembrava il direttore generale vicario Marco Morelli. Bazoli però si è orientato per una scelta esterna, anche nel tentativo (si vedrà fino a che punto riuscito) di non turbare gli equilibri manageriali interni, con l’altro direttore generale, il potente Gaetano Miccichè, che difficilmente avrebbe gradito una diminutio.

Largo a Cucchiani, quindi. Il quale non è uomo di banca: non ne ha mai gestita una vita sua. Per un manager di quel livello, però, fa premio la visione strategica, la capacità di gestire relazioni ad altissimo livello e di organizzare la squadra dei manager. Tutte competenze che non fanno certo difetto a Cucchiani. Non guasta neppure la sua lunga militanza in una grande azienda tedesca, visto che in questi mesi il destino dell’Italia si gioca tra Berlino e Francoforte. La sua frequentazione con il lobbista Luigi Bisignani, immortalata dalle intercettazione telefoniche agli atti dell’inchiesta giudiziaria sulla cosiddetta P4, sembra essere stata accantonata da Bazoli come uno spiacevole infortunio. Del resto ai vertici di Intesa ricordano bene che ai tempi di Passera la banca milanese concluse un affare immobiliare che fece la fortuna (profitti multimilionari nel giro di pochi mesi) di una società a cui partecipava Bisignani con il suo amico Vittorio Farina.

Perché formalizzarsi, quindi? Il nome di Cucchiani mette d’accordo tutti. In politica il nuovo capo di Intesa ha sfoggiato simpatie per Romano Prodi ai tempi del governo dell’Ulivo. In effetti non è certo un berlusconiano, anche se negli anni del governo di centrodestra, con l’obiettivo di trovare una nuova collocazione di prestigio in Italia, aveva cominciato a frequentare i palazzi della politica. Nasce così il suo rapporto con il lobbista Bisignani, che porta direttamente a Cesare Geronzi. Quando quest’ultimo, nella primavera del 2010, diventa presidente delle Assicurazioni Generali, il manager di Allianz tenta di sbarcare a Trieste con i gradi di numero operativo. Gli va male, perché ad aprile 2011 Geronzi perde il posto per effetto del ribaltone organizzato da Mediobanca. E la banca fondata da Enrico Cuccia, è forse l’unico tra i poteri forti italiani, con cui il nuovo capo di Intesa non è mai stato in grande sintonia.

Un anno fa, nella lotta di potere che porta all’uscita traumatica di Alessandro Profumo da Unicredit, il sempre prudente Cucchiani, anche lui nel consiglio della banca, si schiera contro l’amministratore delegato. Il suo ruolo sarebbe rimasto un segreto ben custodito nelle stanze del potere, se a squarciare il velo, pochi mesi fa, non fossero arrivate le intercettazioni ordinate dalla procura di Napoli. Il tono di quei discorsi, e il legame di amichevole complicità con Bisignani, sembravano in contrasto con lo stile british sfoggiato da Cucchiani, uomo dai modi pacati e di impeccabile eleganza. All’epoca qualcuno aveva pronosticato un rapido declino per il supermanager scivolato sulla buccia di banana di quei colloqui imbarazzanti. Previsione sbagliata. E Intesa, la banca di sistema (Passera dixit), adesso ha il suo manager di sistema.

Da Il Fatto Quotidiano del 25 novembre 2011