“Se la maggioranza non c’è più è inutile accanirsi, andiamo subito al voto”. Il ministro dell’Interno Roberto Maroni, intervistato a ‘Che tempo che fa’(video), parla di elezioni già tecnicamente possibili a gennaio: “Il governo può andare avanti solo se è in grado di onorare gli impegni presi con l’Unione europea e se dimostra di avere la maggioranza in Parlamento”. Ma da pochi minuti si sa che anche Gabriella Carlucci, deputata Pdl, ha deciso di aderire all’Udc di Casini. E Maroni, proprio riferendosi alle “notizie di poco fa” constata che “la maggioranza non c’è più”.

Al segretario del Pdl Angelino Alfano, Maroni ha detto di augurarsi “un’iniziativa per evitare di arrivare in Parlamento e fare la fine di Prodi”. Anche perché, spiega il ministro, la Lega non è disponibile a un governo di larghe intese equivalente allo “stravolgere le regole” visto che “rimescolare le carte dopo penso sia un ritorno al passato”. Eppure, come gli ricorda Fazio, il governo Berlusconi si regge proprio su una maggioranza ben diversa da quella uscita dalle urne nel 2008: basti pensare all’uscita dal Pdl di Gianfranco Fini e al sostegno diventato fondamentale per la sopravvivenza del governo del Movimento di Responsabilità nazionale guidato da Scilipoti. “Il problema nella maggioranza è tutto all’interno al Pdl  – ha risposto Maroni insistendo sul fatto che”o il Pdl riesce a ricompattarsi oppure bisogna prendere atto che non c’è più la maggioranza”.

Sulla legge ‘porcellum’ inventata dal collega di partito e di governo Roberto Calderoli, Maroni si è detto pronto a cambiarla “in tre settimane”: “Io preferisco il vecchio sistema del ‘mattarellum’ perché permetteva ai partiti di esprimere i suoi candidati senza il gioco delle preferenze: era una sana competizione”.

Il federalismo fiscale valeva i compromessi con Berlusconi? “Siamo vincolati a un’alleanza. E Bossi è fedele a Berlusconi”. Maroni interviene anche sulle polemiche interne alla Lega Nord e sull’ipotesi di una sua candidatura a sostiutuire la leardership di Bossi risponde: “Sciocchezze”. “Noi siamo gente seria – spiega – Ora la difficoltà è chiedersi se ce la facciamo oppure no perché non dobbiamo starci a tutti i costi. E non possiamo allargare la base a chi ha lottato contro il federalismo”.

Sull’elezione di Maurilio Canton come segretario provinciale a Varese, contestato dai militanti del Carroccio “fedeli” al ministro dell’Interno, Maroni cerca di svicolare: “Perché non parliamo di musica?”, chiede a Fazio. Ma poi risponde: “Quella contestazione dimostra la vivacità del partito che non è di plastica”.

Infine Maroni ha smentito gli allarmi lanciati dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi che domenica scorsa, intervistato da Sky, aveva detto di “avere paura per le persone non protette intorno a lui che possono diventare bersaglio della violenza politica mai del tutto estinta nel nostro Paese”. Un allarme che Sacconi, contestato non solo da opposizione e sindacati, ma anche da Olga D’Antona (vedova del giuslavorista Massimo D’Antona ucciso dalle Br il 20 maggio 1999, ndr), aveva rilanciato il giorno seguente parlando di “nuclei clandestini pronti a trasformare in rivolta il disagio”.  “Ho fatto una relazione sull’ordine pubblico dopo gli scontri di Roma – ha premesso Maroni – E posso dire che non c’è alcun pericolo di ritorno al brigatismo. C’è una situazione di grande disagio che viene colta da ampie fasce”. Semmai, “c’è rischio di violenza di piazza, non di terrorismo”.