Gli emissari del presidente siriano Bashar al Assad, al Cairo per il vertice straordinario dei 22 ministri degli Esteri della Lega araba, hanno accettato in toto la bozza di accordo dopo che per ore si era parlato di due punti sui quali Damasco non sembrava proprio disposta a trattare. Ovvero la chiusura totale agli osservatori internazionali, che secondo la Lega araba dovranno invece monitorare l’effettivo ritiro delle forze di sicurezza siriane dagli epicentri della rivolta, e la richiesta della Siria di decidere in modo autonomo il luogo destinato al dialogo tra il regime e l’opposizione. Damasco voleva che avvenisse dentro i confini nazionali. Ma la Lega araba non ha ceduto, e alla fine ha avuto la meglio.

Un successo, quello di oggi, che consacra l’organizzazione araba come unico mediatore regionale credibile, il solo capace di portare a casa un risultato fino a questa mattina da molti considerato solo una speranza, e al tempo stesso mostra l’evidente inadeguatezza dell’Europa a porsi come soggetto attendibile nella diplomazia del nuovo Mediterraneo. L’accordo, che potrebbe mettere fine una volta per tutte alla sanguinosa repressione in Siria, prevede quattro punti. A renderlo noto un comunicato della Lega araba, nel quale si afferma che il governo siriano accetta di mettere fine a tutti gli atti di violenza, di liberare tutti i detenuti della rivolta, di evacuare i centri abitati dei carri armati e di aprire il Paese agli osservatori della Lega araba e ai media arabi e internazionali. Non solo: se nelle prossime settimane Damasco darà seguito a quanto deciso, la Lega araba farà da mediatore nelle consultazioni tra i rappresentanti del regime e le opposizioni siriane.

L’appuntamento è già fissato tra 15 giorni a Doha, in Qatar, come ha annunciato in conferenza stampa il premier e ministro degli esteri del Qatar, Sheikh Hamad Ben Jassem Al Thani. La Lega araba, inoltre, ha anche annunciato che “prenderà provvedimenti” nel caso in cui Damasco non dovesse rispettare l’accordo. La notizia è arrivata al termine di un’altra difficilissima giornata in Siria, dove anche oggi sono proseguite le violenze. Secondo le Nazioni Unite il bilancio delle vittime da metà marzo è salito ormai ad almeno 3000 morti, di cui ben 187 sono bambini.

Ieri almeno dieci operai sono stati uccisi da uomini armati nella provincia di Homs, nel centro del Paese, stando a quanto riferito dall’Osservatorio siriano sui diritti umani. E almeno 17 persone sarebbero state uccise, secondo un comunicato inviato all’Ansa dai Comitati di coordinamento locale siriani, solo nella giornata di oggi dalle forze di sicurezza del presidente Assad, di cui almeno 15 a Homs. Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, già prima dell’annuncio positivo del vertice, aveva chiesto che l’accordo fosse “applicato il più rapidamente possibile” e lanciato l’ennesimo appello per lo stop immediato delle violenze contro i civili. “In Siria, le uccisioni di civili devono cessare immediatamente”, aveva detto Ban Ki-moon aggiungendo che “la popolazione ha sofferto troppo e per troppo tempo”.

di Tiziana Guerrisi