La crisi sui mercati finanziari accelera. Comincia ora la fase finale e più drammatica. La rottura dell’Europa e il crash globale non sono mai stati tanto vicini.

Nell’occhio del ciclone c’è l’Italia. E le cose da noi stanno andando veramente male. Gli spread fra Italia e Germania (misurano il costo del debito pubblico italiano e la febbre sui mercati) sono altissimi. Mercoledì vi era stata una debole reazione all’approvazione della ‘manovra’ al Senato; ma venerdì i tassi erano di nuovo al livello precedente, nonostante la Bce continui a intervenire.

La crisi si auto-alimenta. Se gli spread sono alti, il debito costa troppo, l’Italia non può pagare tutti i creditori, che vendono i nostri titoli finché possono, provocando un ulteriore aumento degli spread. Il circolo vizioso ha come punto di arrivo il fallimento dell’Italia, e delle banche europee. La ‘manovra’ avrebbe dovuto spingere gli spread sotto la soglia critica dei 200bp e innescare un circolo virtuoso uguale e contrario. Non ce l’ha fatta. Invocata per mesi dalla Bce, ha fallito. La situazione ora fa veramente paura.

Come si risolve la crisi?

Primo, fermare l’emorragia. La Bce dovrebbe garantire pubblicamente i titoli pubblici europei. La fidejussione sarebbe del tutto credibile agli occhi degli investitori: la Bce (contrariamente agli Eurobond e all’Efsf, limitati e a carico di governi già molto indebitati) ha fondi quasi illimitati, sufficienti a coprire tutti. L’effetto sarebbe la fine immediata delle vendite, la corsa all’acquisto dei titoli PIIGS, il crollo degli spread a livelli prossimi allo zero. La Bce non dovrebbe più intervenire massicciamente sui mercati per sostenere il debito italiano e spagnolo. Si aprirebbero margini finanziari per ricapitalizzare le banche. I PIIGS avrebbero qualche anno per ridurre i debiti.

Basterebbe che la Bce garantisse, per qualche anno, i titoli di nuova emissione. L’effetto (di cui, in ogni caso, ci importa poco) sui corsi dei titoli già emessi sarebbe simile: la possibilità dei PIIGS di rifornirsi di denaro fresco a basso prezzo rassicurerebbe i mercati.

Secondo, evitare nuove ferite. Come essere certi che i PIIGS utilizzeranno i nuovi margini di manovra per ridurre realmente i debiti (a costo di fare duri sacrifici)? Come evitare che – alla scadenza dei titoli – la Bce sia costretta a subentrare agli Stati emittenti? È il problema del c.d. ‘azzardo morale’: “Se l’Italia sa che i suoi debiti li paga la Bce non farà l’austerità necessaria…” È lo stesso problema delle assicurazioni: “Se l’auto è assicurata contro il furto, è meno probabile che il cliente metta un antifurto…”. Il che non impedisce alle assicurazioni di esistere. Il problema viene risolto con la regolamentazione: incentivi, controlli, sanzioni. Nel caso specifico, occorrerebbero alcune temporanee cessioni di sovranità all’Europa da parte dei paesi aderenti al programma. Per esempio (problemi giuridici a parte), se il paese debitore non rispetta gli impegni con l’Europa: (1) gli stipendi e le altre indennità di ministri e parlamentari vengono bloccati; (2) l’Europa può alzare l’Iva; ecc.. E la Grecia? Prima una riduzione del debito del 40%, poi l’ammissione al programma.

Terzo: fare trasfusioni di sangue ai malati. Il problema non è il debito, bensì il rapporto debito/Pil. Ma PIIGS non possono finanziare la crescita. C’è qui un altro circolo vizioso: austerità – recessione del PIL – caduta delle entrate fiscali – deficit – austerità. (In Grecia, grazie a questo giochino, il Pil viaggia al -7,5%). Pertanto: la Bce dovrebbe riportare i tassi d’interesse a breve a zero, e inoltre dare una mano a ricapitalizzare le banche europee. I governi core dell’Europa dovrebbero sostenere la domanda (Eurobond? Solo se i soldi sono usati così o per ricapitalizzare le banche). Tutti insieme, poi, ci si dovrebbe porre il problema della domanda estera nei PIIGS.

(Lo so, lo so: quarto, le riforme per la crescita dell’offerta. Nel lungo termine, se non saremo tutti morti, potrebbero servire).

Tutto ciò presuppone molta più integrazione nell’Unione europea, e la rinuncia di molti all’anello del potere. Per questo vale la pena combattere. La Germania deve rinunciare ai suoi schiaccianti vantaggi competitivi. La Bce dovrebbe ‘fidarsi’ degli italiani. Gli italiani, mettendo da parte l’orgoglio, dovrebbero cedere leve importanti, per qualche anno, all’Europa, ufficializzando il commissariamento che, nei fatti, confusamente già c’è.

Oh, e gli Uomini… Mettete nei ruoli chiave gente in grado di gestire una crisi come questa. Occorrono competenze specifiche, macroeconomiche, di alto livello. E poi i tempi sono cruciali. La crisi evolve di giorno in giorno. Quel che basta oggi non basterà più domani.

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