Con il peso 500 milioni di debito sul bilancio comunale, a Parma proliferano le società a partecipazione pubblica (l’ultima è Parmazerosei, dedicata alla scuola), alcune delle quali continuano a chiedere prestiti, senza preoccuparsi più di tanto del futuro. Intanto il Comune assume personale in ruoli dirigenziali, e quindi assai poco economici. Con buona pace di chi vorrebbe maggiore austerità.

È di qualche mese fa la pubblicazione da parte di Parma Infrastrutture spa di un bando di gara rivolto alle banche (società interamente comunale) per un mutuo di 30milioni di euro. Un debito, che la società inizierebbe a pagare dal 2013, ammortato in 20 anni. A questo si aggiunge la decisione del Comune di nominare un nuovo direttore generale per la già indebitata Stt holding. Si tratta di Massimo Rossini, che prenderà il posto di Carlo Frateschi già in busta paga all’amministratore come direttore del Comune. Il tutto quando appena sei mesi fa, il ruolo di presidenza e di direzione era stato affidato – con evidente risparmio – ad un’unica persona, ovvero Andrea Costa.

E mentre tutte le società partecipate del Comune di Parma si trovano a dover fare i conti con la Guardia di finanza in casa – considerate le numerose visite ricevute negli ultimi mesi – quelle appena create continuano a indebitarsi. Eppure ora la ‘Parma infrastrutture’ gode di ottima salute, essendo operativa solo da poco e avendo ricevuto da poco alcuni immobili insieme a una fetta di azioni di Stt e di Iren, altre partecipate del Comune, per un valore di circa 20milioni di euro. Il senso di tale indebitamento quindi non si riesce a spiegare se non ipotizzando una necessità di liquidità per intervenire un po’ ovunque, visto che il Comune e le altre partecipate sono bloccate dai debiti pregressi.

La richiesta di liquidità fa insospettire e preoccupare, dato che i debiti del Comune sono già consistenti e questi 30milioni aggraverebbero la sua posizione. Parma infrastrutture, infatti, è interamente comunale, con un cda di nomina totalmente comunale. E mentre i consiglieri dell’opposizione iniziano a sollevare dubbi di merito e di utilità sull’operazione, il Comune spiega che è un modo per fare investimenti con sgravi fiscali e senza i vincoli del patto di stabilità.

“La clausola più interessante e significativa è quella relativa al fido bancario di preammortamento – afferma il capogruppo del Pd Giorgio Pagliari. In base a questa clausola, infatti, la banca dovrà erogare, in via di anticipazione, a Parma Infrastrutture a semplice richiesta di quest’ultima, fino ad un massimo di  20 milioni di euro.  In buona sostanza, questa operazione, che dovrà essere garantita  da fideiussione del Comune di Parma, consente a Parma infrastrutture  di avere un prestito immediato e di cominciare a pagarne gli oneri tra quasi due anni. Il senso dell’operazione è chiaro: assoluta urgenza di liquidità, impossibilità, quanto meno nell’immediato, di sostenere gli oneri degli interessi bancari; spostamento in avanti  degli obblighi nei confronti della banca mutuante».

I dubbi, a questo punto, sorgono spontanei. “Come può – prosegue Pagliari – una società partecipata garantire, prima della decisione del consiglio comunale, che il comune di Parma concederà fideiussione? Chi ha permesso di spendere il “nome” del Comune in assenza dell’autorizzazione dell’organo competente?”. Domande a cui risponde con una nota il vicesindaco Paolo Buzzi: “La società non ha un proprio reddito e deve necessariamente reperire sul mercato le risorse per realizzare opere e manutenzioni o in alternativa andare avanti con risorse trasferite direttamente dal Comune. Il vantaggio che ha il Comune con Parma Infrastrutture  è rappresentato dal fatto che la società ottiene benefici fiscali, come ad esempio l’Iva, che consente un notevole risparmio se si considerano gli investimenti di milioni di euro. L’eventuale garanzia fideiussoria e l’ammontare che il Comune è tenuto a prestare – conclude Buzzi – rappresenta una condizione che si verificherà quando la gara sarà espletata e solo in quel momento il consiglio comunale sarà chiamato a esprimersi”.

Il tutto assume un volto diverso se lo si guarda alla luce del fatto che il 30 aprile (il bando pubblicato da Parma infrastrutture scade il 22 aprile) è entrato in vigore il regolamento sulle società partecipate, ossia una nuova disciplina che introduce il controllo comunale sulle operazioni di indebitamento da parte delle società, che finora hanno creato una voragine da 500milioni di euro di passivo. Il testo prevede una apposita deliberazione consiliare per ogni assunzione di mutuo da parte delle società comunali.

Giulio Colla