A costo di scontentare amici e compagni  noi consideriamo Lassini, quello che ha paragonato i giudici di Milano ai brigatisti rossi,  e il deputato del quale non ricordiamo neppure il nome, che vorrebbe abbattere l’articolo 1 della Costituzione, solo e soltanto delle vittime, dei martiri del conflitto di interessi, soldati di una pessima causa, ma pur sempre meno responsabili del loro mandante. Sì, forse hanno esagerato, ma come non provare quasi tenerezza per due fedelissimi che non hanno esitato ad immolarsi per le proprietà e le impunità del loro capo supremo; insomma potremmo quasi definirla una bella storia di amicizia e di amore… Perchè, dunque, prendersela solo con loro? In fondo si sono limitati a ripetere, e neppure alla lettera, quello che hanno sentito in casa. Lassini ha messo sui muri il pensiero del suo padrone, che qualche giorno prima aveva detto le stesse cose, anzi, aveva fatto di più, sferrando un attacco senza precedenti alla Corte costituzionale, al Consiglio superiore della magistratura, alla giustizia tutta.

26 magistrati sono morti per mano della mafia e dei brigatisti, gli hanno ricordato i dirigenti dell’Associazione nazionale magistrati. Già, ma cosa c’entra Berlusconi con questa memoria condivisa? Mentre la mafia uccideva i Falcone e i Borsellino, lui ospitava in villa il mafioso Mangano. Allo stesso modo, mentre Napolitano ricorda i valori della Costituzione e della legalità repubblicana, lui manda avanti i picciotti ad annunciare che quella Carta va stracciata, perché ostacola i suoi capricci, perché gli nega impunità ed immunità tombale. Questi due signori sono solo dei prestanome, dei valvassini.

Il mandante è solo lui, per altro lo ha rivendicato attaccando in prima persona il Quirinale perché avrebbe costretto Lassini alle dimissioni e avrebbe taciuto invece su Asor Rosa, che nei giorni scorsi ha invocato, per altro in un editoriale, una sorta di colpo di Stato dall’alto per accompagnare alla porta un presidente del Consiglio che ha perso  il controllo di sé. Premesso che Asor Rosa non è candidato a nulla e che non ha, a differenza di Lassini, nessun rapporto con un dante causa, pensate come dovrebbe passare  la giornata il presidente Napolitano se dovesse smentire o chiedere la rettifica ogni qual volta viene insultato lui, la Corte costituzionale, la bandiera, l’unità nazionale, la legalità. Cosa dovrebbe dire Napolitano di fronte agli attacchi che gli sono stati portati da Giuliano Ferrara in diretta tv dagli schermi del Tg1? Cosa dovrebbe fare di fronte ai dossier scagliati da giornali di famiglia o alle invettive di uno Sgarbi che presto invaderà gli schermi del servizio pubblico? Quali parole  dovrebbe usare quando vengono oltraggiati i magistrati che  lottano contro le mafie?

Per non parlare dei ministri inquisiti e dei parlamenti indagati o già condannati. Ormai hanno gettato la maschera, non vogliono salvare neppure la forma, hanno in mente di abbattere gli ultimi ostacoli e di travolgere gli argini costituzionali e istituzionali, come sottolinea efficacemente l’appello promosso dalla presidente di Libertà e Giustizia Sandra Bonsanti e dal direttore di Articolo21 Stefano Corradino.

Per questo dobbiamo ergere una vera e propria  diga democratica che metta insieme chiunque si riconosca nel tricolore e nella Carta costituzionale. Cominciamo a mettere sui nostri blog l’articolo 1 della Costituzione, controlliamo che non sia toccata neppure una virgola, leggiamolo insieme il prossimo 25 aprile e partecipiamo a tutte le iniziative che saranno indette dalle associazioni dei partigiani. Trasformiamo questa giornata della memoria in una grande festa del tricolore e della Costituzione, uno sorta di rinnovato giuramento a sbarrare la strada ai molestatori della legalità democratica. Mai come in questo momento non sarà una data rituale, mai come in questo momento sarà il caso di ripetere: resistere, resistere, resistere!