Altero Matteoli, ministro delle Infrastrutture, insieme a Silvio Berlusconi

Meno incontri conviviali attorno a una tavola imbandita e più unità, diceva il Cavaliere ai suoi appena qualche mese fa, sollecitando un nuovo corso nei rapporti interni al Pdl. Ma discutere di maggioranze, governi, riforme e provvedimenti di legge davanti ad un piatto di spaghetti o ad una tartare di filetto è un tratto caratteristico della politica italiana. Lo era nella prima Repubblica, lo è nella seconda. Ci si divide nelle correnti di partito, oggi come ieri, e ci si incontra a tavola per decidere strategie e candidature. Soprattutto ora, con il premier, unico “padrone” riconosciuto da tutti, che lancia il suo successore: il guardasigilli Angelino Alfano. E ovviamente si acuiscono i malumori e in molti sono pronti a lanciare la sfida.

Il primo a prendere le distanze è stato Altero Matteoli. “Stimo molto Alfano, è un giovane ministro che ha fatto molto bene in un momento difficile e con una delega molto difficile, ma nessuno può  investire nessuno nemmeno un autorevole presidente del Consiglio”, è sbottato titolare del dicastero per le Infrastrutture. “Il premier – dice Matteoli – può dirlo come auspicio, ma poi ovviamente ci sarà un congresso. Quando tra 20 o 30 anni, Berlusconi deciderà di ritirarsi, in quella occasione ci sarà un congresso che deciderà. Naturalmente il presidente con la sua autorevolezza può indicare, ma sono i delegati a votare: queste sono le regole della democrazia”. In merito alle polemiche interne al Pdl, Matteoli spiega: “Il gruppo chiede che si smetta con il 70/30: c’è un partito, si devono fare i congressi, ci contiamo, poi se vinceranno tutti coloro che vengono da Forza Italia o che vengono da An, quando si è fatto un congresso democraticamente la scelta si rispetta”.

Intanto ognuno si organizza la propria corrente a tavola. Come hanno fatto ieri sera i fedelissimi dell’ex ministro dello Svilupo economico, Claudio Scajola, al ristorante dell’Hotel Majestic, in Via Veneto, dove qualche giorno fa si erano dati appuntamento i ministri della corrente Liberamente, invitati dal successore di Scajola, Paolo Romani. Tutti, indistintamente, ammaliati dall’arte culinaria dello chef Filippo Lamantia che trasmette ai suoi piatti tutta la sua sicilianità, come nel cous cous o nella caponata, piatto “povero” che nella via che fu teatro della dolce vita d’ispirazione felliniana si fa ricco di antichi sapori. “Nessuno vuole fare divisioni ma quello che serve è un’unità di intenti e contenuti da parte di tutte le anime del partito” avrebbe ribadito l’ex titolare dello Sviluppo economico, secondo quanto riferito, nel corso della cena. Sia Scajola che, successivamente, l’ex ministro della Difesa Antonio Martino hanno voluto precisare che “l’iniziativa non ha nessun altro intento se non quello di scambiarci gli auguri per Pasqua”.

L’ex coordinatore azzurro della “traversata del deserto” ha colto l’occasione per spiegare la linea da tenere di fronte alle prossime scadenze parlamentari: l’uomo forte del Pdl in Liguria ha sottolineato come ognuno deve dare il suo contributo per rendere il partito più forte e unito, un Pdl in cui ci siano spazi di confronto fra e per tutti. “L’obiettivo – ha sottolineato ancora Scajola ai suoi ospiti – è quello di rendere il partito sempre più unito a sostegno di Berlusconi”. Eppure le minacce di costituire gruppi autonomi alla Camera come al Senato erano piovute proprio da Scajola e i suoi, gli stessi che, due settimane fa, circondato Ignazio La Russa dopo lo show del ministro della Difesa nell’aula di Montecitorio con tanto di “vaffa” rivolto a Fini, avevano detto “non vogliamo morire fascisti” facendo trapelare tutto il malumore interno agli ex forzisti che mal digeriscono la coabitazione con gli ex aennini dentro al partito.

In contemporanea con la cena degli scajoliani anche gli ex di An (o almeno una parte di loro) si sono incontrati per prepararsi alla conta: da una parte il sindaco di Roma Gianni Alemanno (e il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano) con i suoi fedelissimi della fondazione Nuova Italia; dall’altra il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, che ha riunito i suoi (una trentina di parlamentari) per un appuntamento con la cucina classica dell’Angoletto, in Piazza Rondanini.

Mentre questa sera è in agenda un nuovo incontro gastronomico-politico, quello tra le varie anime azzurre in cerca di un solido ricompattamento, almeno secondo le intenzioni del presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri e del vicecapogruppo Gaetano Quagliariello. L’appuntamento è al ristorante dell’Hotel Valadier, a due passi da Piazza di Spagna. In via di Fontanella sono attesi ministri e capigruppo del Pdl per un incontro a 360 gradi (non dovrebbe esserci il Cavaliere, ma potrebbe fare un salto in zona Cesarini). A diramare gli inviti in queste ore ci stanno pensando il presidente dei deputati Fabrizio Cicchitto e il capogruppo al Senato, Maurizio Gasparri. Parteciperà anche Ignazio La Russa, che minimizza: ”Ci sono stata altre cene come questa, ci saranno ministri e capigruppo del partito”. Potrebbe esserci anche Maurizio Sacconi che sulla sua assenza alla “cena degli otto più uno” (il convitato di pietra era ovviamente il Cavaliere, contumace come spesso gli capita di essere) organizzata da Romani aveva ironizzato con un “Sono a dieta”, probabile che ci sia Scajola (dal suo entourage assicurano che abbia accettato l’invito), mentre è sicuro che non ci sarà il responsabile dell’Economia Giulio Tremonti, che volerà negli Usa e che, nonostante il miele versato da Berlusconi nella conferenza stampa di ieri pomeriggio, per la presentazione del Documento di economia e finanza e del Piano nazionale di riforme da portare in Europa, “Bravo Giulio, hai fatto un gran bel lavoro”, è sempre più osteggiato.

Il Cavaliere starebbe organizzando i suoi come massa di manovra contro l’unico vero rivale in campo per la successione: Giulio Tremonti. L’irritazione del Cavaliere nei confronti dell’ultimo erede di Quintino Sella è condivisa da molti dei suoi ministri, su tutti Angelino Alfano, colui che Silvio Berlusconi parlando alla stampa estera avrebbe designato come suo erede alla presidenza del Consiglio. Il guardasigilli alla cena del Majestic (quella degli 8+1) si sarebbe lamentato: “Ormai a me Tremonti nemmeno mi saluta più”. Assai probabile che Tremonti ci sia rimasto male per tutti gli inviti a cena non ricevuti, e dire che lui non si è mai professato a dieta (Sacconi dixit). Qualcuno insinua che stia pensando di organizzare una cena anche lui, pochi invitati e, nonostante il tepore primaverile, porte ben chiuse per via di troppe correnti.

di Donato Notarachille