“Una norma indecente che priverà della giustizia i morti e i vivi”. Così definiscono il processo breve i parenti delle vittime del terremoto dell’Aquila. Che lanciano un appello a tutti i parlamentari, anche quelli di maggioranza, perché riflettano bene prima di votare una legge del genere: “Il giorno in cui passerà il processo breve, e potrebbe essere il prossimo mercoledì, sarà un lutto cittadino, per noi aquilani e per tutti quei genitori che da tutta Italia avevano mandato i loro figli a studiare all’Aquila. Rappresenterebbe una mannaia sui crolli assassini dell’Aquila”. Poi, il discorso si allarga: “E’ un’amnistia generalizzata per gli infortuni mortali avvenuti sul posto di lavoro, per i morti di amianto, di uranio, di frane, di alluvioni, per le vittime di Viareggio”, si legge nell’appello.

Proprio dall’Aquila parte il progetto di un coordinamento fra i parenti delle vittime di illegalità. “Perché di illegalità si muore”, dice Antonietta Centofanti, una delle anime del Comitato familiari vittime Casa dello studente. “Gran parte delle vittime del sisma del 6 aprile, secondo noi, sono morte per inadempienza, superficialità, incompetenza umana. Ecco perché abbiamo deciso di partire dall’Aquila per costituire una sorta di coordinamento nazionale, una rete fra parenti delle vittime di illegalità in Italia. L’illegalità è ovunque e uccide. E’ accaduto anche a Giampilieri, a Favara, a Viareggio, a Torino, alla Thyssenkrupp, è accaduto alle Case White di Milano, e noi vogliamo dire forte che la legalità è necessaria e salva la vita”.

Quando la vita non è stata salvata, è necessario che vengano giudicati i presunti responsabili. Ma secondo Simona Giannangeli, avvocato dell’Aquila che rappresenta le parti offese in alcuni processi, diversi procedimenti sono a rischio se il ddl passerà. “Per quanto riguarda il processo per il crollo della Casa dello studente, siamo in una fase di perizia, nel senso che la dottoressa Mulas, la consulente nominata dal giudice per l’udienza preliminare, deve ripartire da sopralluoghi, verifiche sui materiali sequestrati e utilizzati – speiga l’avvocato -. Il 5 novembre si arriverà con questa nuova superperizia all’udienza in cui saranno valutate le conclusioni del perito: a quel punto si aprirà la grande partita del rinvio a giudizio degli indagati o dell’archiviazione. Noi confidiamo nel prosieguo del procedimento, perché tanti sono gli elementi emersi che indicano con buona certezza una responsabilità delle persone indagate”.

Non c’è solo la Casa dello studente, che pure è diventata simbolo di tutte le vittime del terremoto dell’Aquila. “Per quanto riguarda il crollo del Convitto nazionale – continua Giannangeli – il procedimento è già entrato nella fase del dibattimento, ci sono già stati dei rinvii a giudizio. Altri procedimenti relativi a crolli di palazzi privati sono approdati da pochissimo all’udienza preliminare”.

C’è poi un procedimento che riguarda tutta Italia: quello relativo alla Commissione Grandi Rischi e alle sue “rassicurazioni colpose”, che vede imputati Franco Barberi, Bernardo De Bernardinis, Enzo Boschi, Giulio Selvaggi, Gian Michele Calvi, Claudio Eva e Mauro Dolce. Il procedimento è nella fase di udienza preliminare. Il prossimo 12 aprile si dovrebbero costituire nuove parti civili, che, attraverso i propri legali, vogliono chiarire il nesso di causalità fra le dichiarazioni rese dalla Commissione Grandi Rischi e la condotta delle vittime rimaste nelle loro abitazioni proprio per le rassicurazioni ricevute. “Non si tratta di una caccia alle streghe – dice Giannangeli – questi signori hanno tutte le possibilità di difendersi in un regolare processo. Dopo sette mesi di sciame sismico e di scosse significative in una zona altamente a rischio, ci è stato detto di stare tranquilli, di berci un buon bicchiere di Montepulciano. Ciò è inammissibile, a mio avviso”.

All’Aquila, in quei giorni, mancava addirittura il piano di protezione civile. Eppure, secondo l’avvocato, certi pericoli erano noti: “Nel procedimento utilizzeremo il rapporto Barberi (un censimento del 1999 con tutti gli edifici pubblici a rischio nel centro e sud Italia, molti dei quali crollati all’Aquila la notte del terremoto, ndr), ma anche il famoso rapporto di Abruzzo Engineering che è costato 5 milioni di euro ed è stato chiuso in un cassetto nel 2006. In quel cassetto, c’è rimasto. A proposito della Casa dello studente, per esempio, il rapporto sosteneva che sarebbero occorsi 479mila euro per eliminare i rischi dentro quell’edificio. E dentro quell’edificio sono morti otto studenti fuori sede”.

Ora tutto questo sarà sepolto e dimenticato, se il processo breve diventerà realtà. Per protestare contro questa eventualità i parenti delle vittime dell’Aquila si danno appuntamento per mercoledì a Montecitorio: “Per opporci a questo scempio e rivendicare il diritto alla giustizia per i nostri morti – si legge nell’appello dei parenti delle vittime – per poter ricucire strappi dolorosi che necessitano del filo migliore, quello fatto di memoria e di legalità, per dire forte basta morti di illegalità”.