“Finchè noi governeremo questo Paese, non saranno possibili le adozioni per i singoli e per le coppie gay. Queste le parole del presidente Berlusconi sabato. Parole che pesano, ancora una volta, sulla vita di milioni di persone omosessuali, gay e lesbiche che ogni giorno vivono la propria condizione di coppia, cittadini come tutti gli altri che pagano le tasse e giustamente chiedono rispetto, soprattutto da parte dello Stato.

Le dichiarazioni del Premier seguono, guarda caso, le parole di mons. Paolo Rigon della scorsa settimana. “Bisogna prenderli da piccoli” dice Rigon (uno slogan decisamente inquietante), convinto che l’omosessualità si possa curare, se presa in tempo, attraverso trattamenti psichiatrici adeguati. In spregio agli studi e all’esperienza personale di milioni di persone in tutto il mondo, che dice proprio il contrario.

Dall’altra parte dell’Atlantico, invece, le cose vanno diversamente. All’opposto, anzi. Il presidente Obama ha infatti ordinato, con una direttiva rivolta agli uffici dei pubblici ministeri federali, di non difendere più la legge contro i matrimoni same-sex (Defense of Marriage Act, del 1996), perché incostituzionale. Questa mossa si colloca all’interno di una politica di riconoscimento progressivo dei diritti delle persone e delle coppie gay e lesbiche: prima l’abolizione da parte del Congresso del Don’t Ask, Don’t Tell, la politica discriminatoria nelle forze armate, ora l’affermazione dell’incostituzionalità della legge sulla difesa del matrimonio. Qualcosa sta cambiando, è evidente.

L’elemento significativo è che dal Partito repubblicano non vi sono stati sussulti di critica. Forse è il caso di dire che tutti sono d’accordo che bisogna finirla con le politiche discriminatorie nei confronti delle persone omosessuali e che anche il Congresso – l’intero Congresso! – si sta rendendo conto che è giunta l’ora di cambiare.

Da noi, invece, no. Non si cambia di una virgola. La lotta all’omofobia non è nell’agenda politica del governo. Una legge decente sulle unioni civili neppure. Una modifica della legge sulle adozioni ai single, neanche. E figuriamoci. Non importa che la Corte costituzionale abbia ammonito il Parlamento ad intervenire per assicurare il diritto delle coppie gay e lesbiche di vivere la loro condizione di coppia sotto l’ombrello di un espresso riconoscimento legislativo. Non importa che la Cassazione abbia detto che sarebbe il momento, anche per il nostro Paese, di estendere l’adozione anche ai single.

Il nostro governo e il nostro Parlamento restano sordi ai richiami dei nostri giudici. Al contrario, il Congresso americano i giudici li ascolta, eccome. Ha ascoltato, infatti, quella corte federale che ha dichiarato incostituzionale il Don’t Ask, Don’t tell, e ha deciso di intervenire. Lo scopo? Evitare che milioni di cittadini continuassero a subire queste storture del principio di uguaglianza a causa delle quali, per il solo fatto di essere attratti da una persona dello stesso sesso (caratteristica certamente né patologica né illegale), sono considerati meno uguali degli altri. Ha ascoltato quelle tante richieste di abrogazione della legge in difesa del matrimonio, avanzate da più parti. Ha ascoltato, insomma, le grida dei molti esclusi, invisibili, ignorati o trascurati.

Già, perché come scrive Christopher Isherwood nel suo A single man, “continuiamo a credere che il modo migliore per togliersi dai piedi qualcosa sia ignorarla, finché sparisce”. Anche per le persone omosessuali è così: fai finta che non ci siano, continua a negare i loro diritti fondamentali (quelli che tutti gli altri hanno!) e presto spariranno dalla scena. Penso francamente che si sia toccato il limite. Sarebbe ora che anche tutti i gay e le lesbiche italiane facciano sentire la propria voce.

Caro premier Berlusconi, l’invito al Bunga Bunga che ha rivolto al pubblico sabato è rifiutato perché non gradito. E le assicuro che cominceremo tutti a parlare con la voce di cittadini che reclamano i propri diritti. Che lo slogan di tutti coloro che vengono quotidianamente discriminati, mortificati, insultati e violentati nell’anima da questa politica mediocre e che non sa ascoltare, quindi ottusa, sia “niente voti senza diritti”.