Se non bastassero le grane dei voltagabbana in parlamento, sull’Italia dei Valori si abbatte un’altra tegola. Il consigliere comunale di Acerra Fausto La Montagna, noto per le battaglie contro l’inceneritore voluto da Berlusconi e Bertolaso, ieri è stato condannato in primo a grado a nove mesi per omicidio colposo dal tribunale di Modena.

Si tratta di un caso di morte bianca. Che riguarda un operaio della ditta edile di La Montagna, titolare di un subappalto in un cantiere della Tav di Castelfranco Emilia, sulla linea Milano-Bologna. Nel maggio 2004 un consorzio di grandi aziende come Pizzarotti di Parma, Snamprogetti e Acquater del gruppo Eniad si aggiudica le commesse per realizzare i 40 chilometri dell’alta velocità modenese. Le stesse, costituitesi nella Modena scarl, affidano la costruzione della moderna galleria di Castelfranco a un’associazione temporanea di imprese. Mario Laurenza, carpentiere napoletano della Pos.fer dei fratelli La Montagna, rimane folgorato nel cantiere, mentre lavora vicino ai fili dell’alta tensione. Ha 37 anni, lascia moglie e due figli piccoli. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri e dal servizio prevenzione dell’Asl di Modena, non sono state osservate le norme di sicurezza sul lavoro.

Dopo sei anni, tredici udienze e una battaglia di perizie tra l’ingegner Fornero per l’accusa e il collega Forghieri per la difesa, ora è arrivata la sentenza: i giudici hanno inflitto una pena di nove mesi con la condizionale anche al delegato alla sicurezza della Modena scarl, Paolo Salvetti, e al coordinatore Giampiero De Michelis, mentre hanno assolto Massimo La Montagna, mero intestatario della Pos.fer. Il fratello Fausto, eletto lo scorso anno consigliere comunale ad Acerra e, fino all’uscita dell’Idv dalla Giunta di centrosinistra, presidente della Commissione permanente Bilancio e Risorse Umane, promette battaglia in appello: “Noi siamo stati chiamati da quelle grandi imprese, non abbiamo progettato la sicurezza dei luoghi. Intendo informare Di Pietro dell’accaduto”.