Contestazioni contro il sindaco Letizia Moratti e il presidente della Provincia Guido Podestà per la commemorazione ufficiale della strage di piazza Fontana a Milano. Un gruppo di giovani appartenenti al centro sociale “Il Cantiere” ha preso di mira i due politici meneghini con fischi e urla. Con in testa una corona di fiori e al grido di “Milano è antifascista”, gli antagonisti sono entrati in piazza tra gli applausi delle persone che attendevano l’inizio delle celebrazioni. Sulla partecipazione dei giovani del centro sociale di via Monterosa c’erano state alcune polemiche proprio perché i ragazzi del Cantiere erano stati protagonisti dei fischi che subissarono le autorità in occasione delle celebrazioni dell’anno scorso e di quelle dello scorso 25 aprile.

Dopo qualche minuto, il sindaco ha lasciato la piazza scortata dalle forze dell’ordine, in tutta fretta. “Purtroppo un gruppo di ragazzini ha deciso di contestare come al solito la manifestazione. Vedo che sono molto giovani, dovrebbero imparare dalla compostezza degli adulti”, ha commentato Podestà che non si è però scomposto e ha presenziato a tutta la commemorazione. A chi gli chiedeva se volesse lasciare la piazza ha risposto: “E perché mai? Io rappresento tutti i cittadini della Provincia di Milano, è ovvio che rimango”.

Davanti alla Banca nazionale dell’agricoltura, sede dell’attentato il 12 dicembre del 1969, le autorità cittadine e i rappresentanti antifascisti e del comitato delle vittime hanno deposto le corone. La partecipazione dei cittadini alla cerimonia, complice forse il freddo pungente, è risultata scarsa. Dopo le contestazioni iniziali da parte di un gruppo di giovani vicini all’area antagonista, è tornato il silenzio e il presidente dell’ associazione familiari vittime di piazza Fontana, Carlo Arnoldi ha potuto prendere la parola. Il minuto di silenzio per commemorare i nomi delle vittime che è stato rispettato da tutti.

Nell’elenco dei nomi delle persone uccise dalla bomba piazzata alla Banca dell’Agricoltura e letto oggi in piazza dai parenti delle vittime della strage di piazza Fontana, è stato inserito anche il nome di Giuseppe Pinelli. Il nome dell’anarchico, morto in questura il 15 dicembre, dopo una caduta dal quarto piano in seguito a due giorni di detenzione perché erroneamente ritenuto coinvolto nell’attentato, è stato letto all’inizio della cerimonia e alla fine, subito dopo i 17 nomi delle persone morte nell’esplosione. In piazza oggi oltre alle corone poste sulla facciata della banca, sono stati deposti fiori sulla lapide dedicata al giovane anarchico, posta dagli amici nel 1970.

Grazie a un maxischermo è stato proiettato in piazza un documentario d’epoca sulla strage per “il prezioso significato di immagini che aiutano indelebilmente a preservare la memoria”. “Non ci sarà una verità giudiziaria – ha detto Arnoldi – ma solo una verità storica”. Arnoldi ha poi spiegato che l’associazione non ha “mai voluto far parte della polemica politica” e ha invitato i contestatori a manifestare la loro contrarietà con il silenzio. Arnoldi infine ha chiesto l’apertura degli archivi e “l’accessibilità a tutti i documenti delle varie inchieste”.